Dialogo del vescovo con i giovani sul Vangelo di domenica 6 luglio 2014

Il Vangelo di questa domenica riprende le parole di Gesù al Padre: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo. Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».
Su questo si confrontano il nostro arcivescovo, mons. Francesco Alfano, e i giovani di Nuova Evangelizzazione.
 
La prima domanda riguarda il fatto che Gesù ringrazia il Padre perché parla ai piccoli e non ai sapienti e ai dotti. Allora c’è qualcuno escluso dalla rivelazione del Figlio di Dio?
“Sappiamo dalla Bibbia e dal vangelo, in particolare, che Gesù è venuto per tutti – sottolinea mons. Alfano -. Ma di fatto non tutti conoscono Gesù, non solo perché non è arrivato l’annuncio, ma perché anche tra coloro che hanno ricevuto questo annuncio alcuni lo hanno accolto, altri sono indecisi e altri sono restati chiusi in se stessi. Allora, quell’espressione di Gesù non sta a indicare un’esclusione, ma un rapporto diretto e personale che stabilisce con i singoli che trova risposte diverse. Da parte del Signore c’è questo volere andare verso ogni persona, ma da parte degli uomini c’è la possibilità di accoglierlo o meno. Inoltre, anche nella vita storica di Gesù effettivamente ha incontrato alcune persone e non altre, ma quelle che ha incontrato dovranno farsi a loro volta annunciatori della Buona Notizia. L’incontro con il Signore è mediato dalla testimonianze delle persone: ecco la nostra responsabilità. È un bel compito quello che abbiamo e che hanno soprattutto i giovani verso altri giovani”.
 
La seconda domanda riguarda il fatto che Gesù ci chiede di essere miti e umili di cuore. Ma oggi essere miti significa quasi essere senza carattere. Allora, cos’è la mitezza a cui ci chiama il Signore?
“Oggi viviamo in una società che ha capovolto i valori – ammette l’arcivescovo -: quello che era nel Vangelo un valore altissimo, la mitezza, a cui è dedicata una Beatitudine, oggi, soprattutto nel mondo giovanile, è considerato un disvalore. Un giovane oggi ha come ideale non la mitezza, ma l’affermazione di sé. Se si presenta mite, appare debole, un incapace. Ecco la forza del Vangelo, che viene a contestare uno stile di vita e un modo di leggere la vita che non rappresenta la verità e che non ci rende felici. Allora, la via maestra è guardare a Cristo: partiamo dalla mitezza di Gesù, il suo essere se stesso, senza preoccuparsi di affermarsi; anzi Gesù si è abbassato fino a lavare i piedi dei discepoli ed è salito solo per andare sulla croce. Se ci poniamo in questa prospettiva, allora iniziamo a vedere tanti miti che ci sono stati nel corso dei secoli e anche oggi. Sembrano perdenti, ma capiamo che non lo sono. Penso a giovani e adulti che si spendono non solo nel volontariato, ma in scelte coraggiose di solidarietà, penso a situazioni difficili o drammatiche dove si costruisce la pace rischiando di persona. Alla luce di Cristo, allora, riscopriamo la testimonianza di tanti. E poi mettiamocela tutta con le nostre piccole scelte quotidiane”.
 
La terza domanda riguarda il fatto che i giovani che scelgono Gesù possono essere presi i giro ed emarginati dagli altri, eppure il Signore dice che il suo carico è “leggero”: cosa vuol dire, allora?
“Sembra che ci sia una contraddizione tra quello che dice Gesù e la realtà – risponde il presule -: né per giovani né per gli adulti il carico è leggero. Se pensiamo, poi, alla vicenda di Gesù, quel ‘giogo’ a cui fa riferimento è la croce. E la croce come può essere leggera? È tormento crudele, che non rispetta nulla della dignità umana. Questi sono i paradossi del Vangelo. Gesù ci vuole forse masochisti che nella sofferenza siamo contenti? Ma guardiamo con attenzione cosa dice Gesù. Parla del suo gioco che è leggero. Dunque, il legno della croce o una situazione grave resta tale, ma quello che rende leggero il carico è che lo viviamo con Lui, che prima di noi ha vissuto la croce. Allora, vivere con Cristo le situazione drammatiche significa non viverle più da soli, significa riconoscere che anche nei momenti di buio totale c’è la luce, nelle situazioni di morte se la viviamo con Cristo c’è la vita. È un annuncio di grande speranza: già qui inizia la gioia”.