Dialogo del vescovo e i giovani dell’AC sul Vangelo di domenica 20 luglio

Domenica 20 luglio la liturgia ci presenta un passo del Vangelo secondo Matteo, nel quale Gesù espose alla folla un’altra parabola: “Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: ‘Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?’. Ed egli rispose loro: ‘Un nemico ha fatto questo!’. E i servi gli dissero: ‘Vuoi che andiamo a raccoglierla?’. ‘No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio granaio’”.
Su questo passo del Vangelo si sono confrontati il nostro arcivescovo, mons. Francesco Alfano, e i giovani dell’Azione Cattolica.
La prima domanda evidenzia la difficoltà di sapere aspettare, come suggerisce Gesù nella parabola, che crescano insieme “il grano e la zizzania”, il bene e il male, per evitare di sradicare anche il grano. Ci sarebbe quasi la tentazione di intervenire subito…
“Questa – ammette mons. Alfano – non sembra una parabola adatta ai giovani, che subito vorrebbero agire. Ma, allora, perché Gesù racconta questa parabola? Innanzitutto, Gesù prende spunto dalla realtà, che non è mai così netta, da una parte il bene e dall’altra il male. Anche quando si organizza in parrocchia un’iniziativa non è che va tutto liscio, ci sono ostacoli di ogni tipo. Già qui è un primo messaggio: Gesù non ci inganna e non ci incanta, ci aiuta a vedere la realtà, solo che Lui la legge con gli occhi di Dio, facendoci scoprire nella realtà i segni del regno. Tutto questo tradotto per i giovani significa imparare a riconoscere l’azione del male chiamandola per nome. Gesù dice che c’è un ‘nemico’, cioè il demonio che si oppone alla realizzazione di questo regno. Gesù ci chiede, poi, di reagire come fa Dio, guardando lontano. Dio non si ferma all’immediato. Guardando in lontananza si allarga la prospettiva: è vero che coesistono il bene e il male, il grano e la zizzania, ma occorre aspettare il tempo in cui sarà più evidente la zizzania e più facile toglierla senza rovinare il grano. Questo rimanendo nella parabola. E venendo a noi? L’atteggiamento della pazienza, che sembra andare contro l’istinto non solo dei giovani, è un atteggiamento di grande fiducia. Alla fine il bene vince, perché crediamo nella potenza di Dio. allora, in questo contrasto che viviamo nelle piccole come nelle grandi scelte, ci fidiamo di Dio e ci aiutiamo a vicenda e dove riconosciamo il bene puntiamo le nostre energie e ci mettiamo insieme per combattere contro il male, mai contro i fratelli. È la testimonianza che i cristiani devono dare, non solo i giovani”.
La seconda domanda si aggancia alla prima: quando la “zizzania” viene posta non da un nemico, ma da un amico o addirittura dalla tua “guida umana” quanta pazienza bisogna avere?
“Certamente – risponde l’arcivescovo – quando identifichi il nemico con il principe del male è più semplice. Fa problema, invece, quando si comporta da nemico chi consideri amico o chi è chiamato nella comunità a essere accompagnatore, guida, pastore. Anche su questo leggiamo insieme il Vangelo, che non è un libro di ricette, è l’esperienza umana di Gesù, nella quale risplende per noi il disegno umano di Dio. Gesù ha incontrato amici che si sono fatti nemici e tra sacerdoti e capi del tempo degli ostacoli anche gravi. E come ha reagito? Gesù ha continuato ad amarli, ha continuato a considerare Giuda amico, ma non è mai venuto meno alla verità. Gesù ha sempre avuto il coraggio di proclamare la verità anche in faccia al nemico fino al punto da costargli la vita. Ma, allora, siamo destinati al fallimento? La risposta è no, ma alla croce sì. Una croce che si fa speranza di vita nuova, inizio di risurrezione. Solo accettando di perdere potremo vincere, solo entrando in quel mistero che ci fa sperimentare anche nel momento terribile della croce la voglia di portare amore vinceremo il male con il bene. È un annuncio pasquale, come ogni parola del Vangelo. Non è facile, ma bisogna fidarsi di Gesù che ci dona il Suo Spirito”.