Dialogo del vescovo e i giovani sul Vangelo del 13 luglio

Il nostro arcivescovo, mons. Francesco Alfano, e i giovani dell’Agesci e del Masci dialogano sul Vangelo del 13 luglio XV Domenica del Tempo ordinario.
Il Vangelo di Matteo parla di Gesù che uscì di casa e sedette in riva al mare. Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia. Egli parlò loro di molte cose con parabole. Questo passo del Vangelo si concentra sulla parabola del seminatore. Si avvicinarono i discepoli e gli chiesero: perché parlasse con parabole. Egli rispose loro: “Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha. Per questo a loro parlo con parabole: perché guardando non vedono, udendo non ascoltano e non comprendono”.
 
Proprio su questa frase di Gesù è imperniata la prima domanda: chi non ha è destinato a non avere mai nulla?
“Ci troviamo a volte dinanzi ad alcune espressioni del Vangelo che ci sconcertano – ammette mons. Alfano – perché sembrano in contraddizione con tutto il resto: sappiamo che Dio è buono, è Padre, è generoso, se vede i figli in difficoltà li aiuta; poi arriva Gesù con una frase come questa e ci lascia completamente disorientati. Ma bisogna stare attenti a leggere il Vangelo mettendosi in sintonia con Gesù, che usa il linguaggio del suo tempo. Quindi, il Vangelo in qualche modo va tradotto, ma non tradito. È un modo, quello di Gesù, di scuotere le coscienze e di invitare alla responsabilità. In questo senso, non vuol tanto dire che Dio priverà di beni quelli che già ne hanno pochi, ma è un modo per mettere in guardia: se nella tua vita non ti dai da fare, non sei generoso, non ti fidi di Dio, non vai incontro ai fratelli, pensando di possedere solo per te quello che hai, ti puoi trovare alla fine senza nemmeno quello che avevi, senza nulla, non tanto perché Dio te lo toglie, ma perché non ti sei aperto a Lui e non gli hai dato la possibilità di offrirti il dono. È come se trovasse la porta chiusa. È, dunque, un appello alla responsabilità dinanzi a un Dio che non si stanca di volerci bene”.
 
La seconda domanda riprende un’altra frase di Gesù: “Molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono!”. Perché non riuscirono a vedere e ad ascoltare?
“Gesù vuol far capire la centralità del dono di Dio attraverso la sua persona – risponde l’arcivescovo -. Gli entri per secoli hanno custodito la parola, atteso l’intervento di Dio, fino ad avere un desiderio del Messia molto forte. I profeti hanno descritto questa era messianica, questa venuta del tempo della salvezza, in modo molto forti. Gesù, dunque, rimanda alla storia del suo popolo, al passato, quando il desiderio era forte ma il compimento non c’era ancora. Ora che c’è il compimento, ora che Gesù è venuto, c’è il rischio che chi lo vede non lo riconosce. Allora, ancora una volta viene da Gesù uno scossone forte per far rendere conto che Dio viene, ma che talvolta le attese sono deluse perché non viene come ce lo aspettiamo noi. Certo, sarebbe più semplice un miracolo eclatante. Ma Dio non opera in questo modo. È venuto attraverso un uomo. Certo, un uomo che pronunciava parole che ancora per noi sono importanti, un uomo che compiva gesti straordinari, ma pur sempre un uomo. Invece, Dio viene attraverso la vicenda degli uomini. Per riconoscerlo, allora, non occorre andare fuori a cercarlo altrove, ma aprire gli occhi qui. Ecco come Lui si paragona: a un seminatore, a un tipo di persona che le folle e i discepoli avevano sotto gli occhi, a uno che fa i conti con le difficoltà e questo seme che sparge in abbondanza, secondo l’uso antico, in buona parte si sciupa pure, ma lì dove prende porta anche frutto. È un modo da parte di Gesù per dire: ‘Guardate che l’intervento di Dio nella vostra vita accade sotto i vostri occhi. Dovete essere, però, sensibili, attenti e aiutati dall’esperienza dei profeti, che hanno desiderato di conoscere il Regno di Dio in mezzo agli uomini”.