Dialogo tra il vescovo e i giovani sul Vangelo di domenica 10 agosto

Il passo del Vangelo di Matteo di domenica 10 agosto racconta un episodio che avviene dopo il miracolo dei pani e dei pesci: Gesù salì sul monte, in disparte, a pregare, mentre costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva. La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!». Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?». Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!».
 
Su questo passo del Vangelo si confrontano il nostro arcivescovo, mons. Francesco Alfano, e i ragazzi delle Suore Salesiane Fma.
 
La prima domanda, partendo dalla paura di Pietro, è diretta: “Quanto la fede è un atto di volontà nostra? È difficile, a volte, restare aggrappati alla mano che Gesù tende”.
“Quando parliamo della fede – ha osservato mons. Alfano – parliamo della nostra vita, nella quale sono chiamate in causa tutte le nostre dimensioni: la mente, il cuore, le scelte, i rapporti, i significati che diamo alle cose. Pietro, come sempre, ancora una volta ci rappresenta in questo suo faticoso andare dietro a Gesù. Nel momento in cui prevale la paura, tutto viene meno, anche le sue certezze. Immaginiamo Pietro che man mano scende nell’acqua. Certo, c’è Gesù, ma mentre sta affondando i ragionamenti saltano. Ma guai a non pensare. Occorre riflettere, essere consapevoli, confrontarsi, però la fede è qualcosa che va oltre. Aver fede significa compiere un atto razionale, fondato umanamente, ma che va oltre le nostre possibilità. Allora, bisogna aprirsi all’incontro con Gesù e fidarsi di Lui. Pietro lo capisce nel momento estremo della difficoltà, sta per affondare. La paura dinanzi al Maestro che addirittura è scambiato per un fantasma diventa un atto di fiducia totale in Gesù. È a Lui che si aggrappa. Tendere la mano certo nasce dall’estremo timore di non farcela, ma ancora di più dalla disponibilità di andare dietro a Gesù. Anzi, di riconoscere che la sua vita dipende totalmente da Cristo. È questo che a volte ci costa, ma è questo il passaggio che, una volta fatto, ci rende più sereni, più gioiosi, più liberi”.
 
“Noi come Pietro abbiamo paura, ma lei ha mai avuto paura?”, è la seconda domanda.
“Ci sono sempre momenti nella vita di una persona, un prete, oggi un vescovo nei quali la paura arriva, sembra addirittura prevalere – risponde il presule -. La paura è un sentimento istintivo. Ci sono delle situazioni nella quali la sensazione di non riuscire a farcela è forte. Certo, allora, che ho avuto paura”.
Ma, incalzano i giovani, “si vede la mano che tende?”.
“No – dice l’arcivescovo –, non si vede. Immaginiamo la scena di Pietro di notte: la paura, le onde, il buio, il cuore affranto, la mente annebbiata e Gesù come un fantasma. Avrà visto la mano? No, però l’ha tesa nella certezza che questa mano sarebbe stata toccata. Allora, è così anche per me, come per tutti. Occorre un tuffo nell’amore misericordioso di Dio, fatto senza vedere, senza avere una certezza materiale, ma aprendo totalmente il cuore a Dio. Ho vissuto tanti di questi momenti, che, invece, di allontanarmi da Cristo, mi hanno avvicinato di più a Lui perché mi sono accorto che, mentre io timidamente tendevo la mano verso il Signore, Lui mi veniva incontro. Allora, il cammino si fa più spedito e la fede più forte. Non da soli. Posso dire che il mio cammino di fede, che come vescovo devo vivere accompagnando e sostenendo la comunità che Dio mi ha affidato, cresce grazie alla testimonianza di tanti. Ci aiutiamo insieme: così il Signore mi tende la mano. Attraverso tante persone e oggi attraverso la vostra testimonianza di giovani che prendono sul serio il rapporto con Dio”.