Dialogo tra il vescovo e i giovani sul Vangelo di domenica 17 agosto

Il passo del Vangelo di Matteo di domenica 17 agosto ci presenta l’episodio che ha per protagonista una donna cananea. Quando Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidone, racconta Matteo, una donna cananea, che veniva da quella regione, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio». Ma egli non le rivolse neppure una parola. Allora i suoi discepoli gli si avvicinarono e lo implorarono: «Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!». Egli rispose: «Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d’Israele». Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: «Signore, aiutami!». Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». «È vero, Signore – disse la donna –, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni». Allora Gesù le replicò: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri». E da quell’istante sua figlia fu guarita.
Su questo passo di Vangelo si confrontano il nostro arcivescovo, mons. Francesco Alfano, e i giovani del Cammino Neocatecumenale.
 
La prima domanda mette in luce come “Gesù si sia presentato come la Vita, ma nell’esistenza c’è la sofferenza: come spiegare ai giovani che la sofferenza fa parte del piano salvifico di Dio?”.
“La vita è fatta di momenti belli e brutti – risponde mons. Alfano -, anzi sembrano prevalere quelli brutti. Il Vangelo ci invita a prendere sul serio la vita e quindi la domanda sulla sofferenza è forte, soprattutto tra i giovani che si affacciano al cammino di fede: dov’è Dio? Dio, certo, non ci manda le sofferenze, ma ci viene da chiederci: perché non interviene? Dinanzi a questo mistero dobbiamo guardare a Cristo. Quello che Lui ha detto – ‘Io sono la Vita’ -, quello che Lui ha fatto – dinanzi alle persone in difficoltà mostrando un amore illimitato -, quello che Lui ha accettato – la sua sofferenza, senza staccarsi dal disegno di Dio – ci indicano una pista da seguire. Non è tanto una risposta di natura razionale, ma una decisione forte che chiama in causa la nostra fede. Di una cosa siamo sicuri guardando a Gesù: anche quando Dio non interviene secondo le nostre attese, Dio non ci abbandona. Interverrà, secondo il Suo disegno, in un altro momento o in un modo completamente diverso da quello che ci aspettiamo, ma sicuramente interverrà riempiendo la nostra vita della Sua vita, perché noi viviamo per poco e limitatamente, Lui vive pienamente. Ciò che conta è continuare ad amare”.
 
La seconda domanda fa notare che “a riconoscere Gesù è una pagana, una cananea. Se si appartiene a un’altra religione ci si può salvare? E, se sì, qual è la differenza tra l’essere cristiani e appartenere a un’altra religione?”.
“Questa donna cananea – osserva l’arcivescovo – rappresenta i popoli pagani, a cui Gesù si rivolge anche se limitatamente, perché è rimasto nel suo paese. Questa donna sembra strappare l’intervento di Gesù, che poi apre una prospettiva che si farà piena dopo la risurrezione quando dirà ai discepoli di andare in tutto il mondo per non lasciare fuori nessuno. Dio, dunque, vuole raggiungere tutti. Oggi, grazie a Dio, abbiamo fatto molti passi nel dialogo con coloro che appartengono ad altre religioni, ci conosciamo di più, riprendendo i punti fermi dei cristiani nei primi secoli: Dio mette nel cuore di tutti un seme di bontà. Quando Gesù è venuto, il Verbo è entrato in contatto con qualsiasi esperienza umana e con ogni cammino religioso. Riconosciamo i segni delle opere di Dio in tutte le religioni. Allora, vale la pena essere cristiani? Certo! Abbiamo anche il dovere di annunciare il Vangelo per far conoscere questo tesoro così grande, questa gioia così forte, questa luce così intensa. Solo così si vive in pienezza la vita: allora, perché privare tanti di questa gioia che non viene ad annullare i loro cammini religiosi, ma ad aprirli ad una prospettiva ancora più grande? Il Terzo Millennio sarà sicuramente quello in cui questi dialoghi che oggi sono ancora a livello di timidissimi tentativi saranno approfonditi. Papa Francesco ce ne sta dando ogni giorno l’esempio indicando la strada: occorre avere più coraggio per sperimentare che il disegno di Dio dell’unità della famiglia umana non è impossibile da realizzare. Cristo è venuto per questo”.