Il Tutto nel frammento

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Danza lenta. Dita che solleticano vasi sacri, non necessariamente per la preziosità del materiale bensì per il tesoro che vi era dentro e di cui si cerca di non perdere neanche un frammento. Mormorii, di gente impaziente che ha fretta di andare per mille motivazioni e che nel silenzio o nel canto meditativo dopo la comunione correrebbe verso i riti di conclusione…
Un’eco interiore. Colligite fragmenta, perché nulla vada perduto.
Si potrebbe pensare che il ministero di accolito sia limitato al perimetro dell’altare e poco oltre, un ministero (che ricordo significa servizio) che è molto di più, così come i frammenti rimasti nella patena dopo la comunione sono molto di più che semplici briciole.
L’accolito è il servo della comunione, sicuramente quella sacramentale nelle specie eucaristiche, ma anche di quella comunione, che seppur non sacramentale, è segno della presenza di Cristo in mezzo a noi: l’unione tra gli uomini.
Quell’unità che proprio come l’eucaristia, non è mero prodotto umano da fabbricare a tavolino con chissà quale tecnica o progetto pastorale ma principalmente e soprattutto un dono da chiedere a Dio; un dono per il quale Gesù stesso innalza la sua preghiera al Padre, come ci ricorda la liturgia in questi giorni. Un dono da ricevere e da moltiplicare, proprio come l’eucaristia.
L’accolito, ministero laicale, non tanto e non solo perché viene conferito ai laici, sebbene oggi, ancora, solo a quanti vivono in seminario il cammino di preparazione al sacerdozio, ma anche perché è un dono da ricevere in mezzo agli uomini e da vivere tra gli uomini, nel mondo, un mondo che non si esaurisce nel tempio…
Vivendo come fermento che fa lievitare la pasta, in un mondo sempre più avaro di comunione e per questo sempre più bisognoso.
E questo è l’augurio che come Chiesa indirizziamo a Luigi Gargiulo che domenica 22 maggio alle ore 19.00, nella parrocchia del SS. Salvatore in Schiazzano, riceverà tale ministero, dono per cui essere grato e compito da vivere con generosità. A lui e a tutti quelli che in passato già hanno ricevuto tale ministero, e a quanti in futuro, non solo seminaristi, saranno istituiti accoliti, non per clericalizzare i laici, ma per diffondere sempre di più il dono della comunione.
Non a caso nella domenica della SS. Trinità, icona della comunione e dell’identità del Dio in cui crediamo.
Mi piace concludere con la formula che l’accolito pronuncia durante la purificazione del calice, perché possa divenire preghiera per tutti noi:
“Il sacramento ricevuto con la bocca sia accolto con purezza nel nostro spirito, o Signore,
e il dono a noi fatto nel tempo ci sia rimedio per la vita eterna”.
 

 

di Filippo CAPALDO