Il vescovo e i giovani dialogano sul Vangelo di domenica 22 giugno

Nella solennità del Corpo e del Sangue di Cristo, mons. Francesco Alfano, arcivescovo di Sorrento-Castellammare di Stabia, dialoga sul Vangelo con i giovani di Nuova Evangelizzazione.
La prima domanda riguarda una questione di grande attualità: Gesù dice che chi mangia la sua carne vivrà in eterno, ma ci sono persone, come i divorziati risposati che non possono fare la comunione. Come possiamo decidere chi può o non può accostarsi al Corpo e Sangue di Cristo?
“È una domanda di grande attualità – rilancia l’arcivescovo -. Abbiamo il dovere non di dare risposte semplici o scorciatoie, ma di capire i problemi delle persone che vivono i disagi e soprattutto capire la parola di Gesù alla quale non possiamo venir meno. Per noi è fondamentale l’incontro con Gesù e nell’Eucaristia l’incontro si fa pieno. Nel sacramento del Pane e del Vino noi siamo messi a contatto diretto, profondo e totale con il mistero di Gesù che dona la vita. Viviamo grazie a quel cibo. Chi ha la fede nel Battesimo e cerca di viverla tra le mille difficoltà quotidiane non deve essere privato questo dono. Come si possono risolvere situazioni come quelle a cui hai accennato tu, nessuno di noi da solo lo può decidere, ci saranno dei sinodi sulla famiglia, il Papa ascolterà e poi prenderà le decisioni più opportune a livello di soluzioni pastorali, ma resta questa indicazione di fondo: il diritto che abbiamo tutti di incontrarci pienamente con il Signore. Nelle situazioni difficili dovremo capire come aiutare queste persone che vivono momenti o addirittura scelte che sono in contrasto con la fede, ma dalle quali non si può tornare indietro. Io ho fiducia che lo Spirito ci aiuterà perché dobbiamo aiutare oggi a comprendere, in un mondo distratto, confuso, anche nelle nostre comunità cristiane, che la nostra partecipazione all’Eucaristia non è un momento di gioia e intimità che finisce là, ma è un cibo fondamentale per crescere da cristiani”.
La seconda domanda riguarda come si fa a spiegare a un bambino che in quel pezzo di pane c’è tutto Gesù?
“Occorre un approccio a misura di ragazzo – risponde mons. Alfano -. Il punto di partenza deve essere biblico, evangelico. Ciò che conta è dare la possibilità di incontrare Gesù attraverso il Vangelo, la preghiera, la comunità. Poi bisogna iniziare alla celebrazione, nella sua globalità: la Parola, la preghiera, la mensa, il Pane e il Vino, che vengono portati come offerte dell’umanità, Cristo che dona tutto se stesso. Quindi, occorre introdurre al mistero pasquale, facendolo a misura di ragazzi. Infine, arrivare al Pane di vita, come Gesù ha detto nel Vangelo, con tutto il simbolismo del pane: il pane è il segno della vita, dell’unità, della condivisione. Parlare di questo Pane di vita e spiegare che così Gesù si mette in relazione con noi è più facile di quello che noi immaginiamo. Bisogna entrare nel mondo dei ragazzi, senza ridurre per nulla il mistero, ma a partire dalla loro esperienza cogliere la bellezza dell’incontro con il Signore”.
L’ultima domanda parte dall’esperienza dei giovani: quando io mi nutro dell’Eucaristia come può crescere la mia vita di ragazza?
“Qui dobbiamo ritornare alla modalità nella quale Gesù ha scelto di incontrarci: il cibo – sottolinea il presule -. Il cibo fa crescere. L’incontro con Cristo come suo dono, la Comunione, entrare a far parte del Suo Corpo mi fa crescere nella fede, nella speranza, nell’amore. Questo è innanzitutto da sperimentare esistenzialmente. Se partiamo da questa esperienza concreta, forte, condivisa, poi sentiamo il bisogno di comprenderla con quella catechesi mistagogica che oggi con un po’ di fatica cerchiamo di recuperare. Sarebbe bello che i giovani che fanno esperienza periodica della celebrazione riflettessero su come stanno crescendo, se la loro vita è impregnata dei sentimenti di Cristo. Percorsi del genere aiuterebbero molti giovani a riscoprire le ragioni della propria fede o addirittura a rivivere un’esperienza che hanno un po’ accantonato”.