L’AC Pontone vi invita e si racconta…

“Va’, la tua fede ti ha salvato…” (Mc 10,46-52) : è Gesù che parla a Bartimeo, il cieco che riesce a vedere di nuovo, salvato dalla fede. Parole che risuonano forti tra le imponenti pareti della nuova parrocchia “Gesù Redentore” in località Pontone Sant’Antonio Abate. E’ domenica 28 ottobre e dopo una lunga attesa e mille peripezie l’Azione Cattolica presente da ben tredici anni in parrocchia ha finalmente gli spazi di cui ha bisogno per svolgersi al meglio. Oltre ogni difficoltà, l’AC al Pontone è una realtà che esiste, è tangibile, chiara e ben radicata nel cuore di chi la vive in prima persona. Così come è evidente la gioia negli occhi dei ragazzi che, dai 9 ai 30 anni, si sentono parte integrante dei loro gruppi.

L’Azione Cattolica è sempre una bella storia da raccontare, e come in ogni storia che si rispetti, in primis sono le persone ad essere importanti; persone che quotidianamente mettono se stesse al servizio degli altri e spendono il loro tempo partecipando attivamente alla vita associativa.

Durante la celebrazione eucaristica animata dai ragazzi dell’Azione Cattolica, Don Francesco Paolo Celotto, assistente unitario diocesano di AC, ha sottolineato l’importanza di creare delle relazioni, che sono la rete di fili intricati che ci tengono uniti e ci fanno sentire vivi. In seguito, è toccato ai ragazzi dar voce alla loro storia: la storia di una strada, di un cammino spesso impervio, talvolta difficile, ma mai affrontato in solitudine. E’ quando ci troviamo di fronte alle domande che affliggono la nostra esistenza, quando ci chiediamo chi siamo, da dove veniamo, dove siamo diretti e se siamo davvero felici, che abbiamo paura. Ma in questi momenti l’abbraccio di un compagno di viaggio, la gioia condivisa e le piccole meraviglie della vita ci tirano su il morale. E’ come se ci fosse un filo, che si tende e ci risolleva, ci rialza quando cadiamo e ci tiene legati agli altri. E’ lo stesso filo che il parroco don Luigi Elefante, che fortemente ha voluto l’Azione Cattolica in parrocchia, ha teso agli educatori che per primi hanno fondato l’associazione. Ed è lo stesso filo che ha salvato gli attuali educatori, che lo hanno teso ai ragazzi di cui si prendono cura giorno per giorno.

Sì, perché c’è differenza tra “fare” ed “essere educatore” e i ragazzi del Pontone lo sanno bene.

Un filo che è così lungo e resistente da arrivare fino ai rappresentanti diocesani dell’Azione Cattolica, che hanno mostrato vicinanza ed affetto portando la loro calorosa testimonianza di fede nel momento successivo alla Messa. Ogni filo a cui si ci appende, si sa, deriva sempre una mano che tende: e i ragazzi, gli educatori, il parroco, i responsabili diocesani portano agli altri un filo teso dall’alto, che spesso non riusciamo a vedere, presi da mille altre perplessità; un filo resistente che Mani ben più grandi e accoglienti hanno offerto per prime.  Azione Cattolica significa tessere le proprie trame, rendere più intricata la propria vita ed infoltirla di relazioni, fili che si intrecciano, si annodano, si incontrano, vanno e vengono, ritornano, tirano, ma mai si spezzano. E’ questo il segreto della felicità: lasciarsi avvolgere da un bene profondo, che rende vivi.

La splendida testimonianza di coloro che sono parte integrante dell’Azione Cattolica nella parrocchia Gesù Redentore ci lascia un grande messaggio: c’è un filo che unisce tutte le cose, è l’AMORE.

di Anna Massa