L’ammissione tra i candidati all’ordine sacro: un primo “Sì” per Tommaso, Antonino e Catello

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Sono tanti i “Sì” che pronunciamo nella nostra vita, tante le volte in cui siamo chiamati a mostrare il nostro consenso verso situazioni, realtà, che si affacciano nel nostro percorso, verso scelte che possono condizionare in maniera più o meno decisiva la nostra esistenza, o semplicemente verso persone che chiedono di essere accolte o ascoltate. E sempre facciamo esperienza della nostra libertà talvolta condizionata da determinati contesti, da scelte di altri, da consuetudini che ereditiamo dalla storia e che non abbiamo il coraggio di scardinare.
Il percorso formativo del seminario implica diversi sì, ed uno di questi, tra i più importanti, è sicuramente quello pronunciato per essere ammessi tra i candidati all’ordine del diaconato e del presbiterato. È un sì pronunciato dalle due parti chiamate in causa: da un lato il seminarista che si impegna nel continuare il cammino formativo con serietà e dedizione, dall’altro la Chiesa che ufficialmente accoglie la sua storia, il suo proposito, riconoscendo nel percorso già fatto quella crescita e quel discernimento che gli permette di continuare la formazione.
L’ammissione tra i candidati all’ordine sacro s’innesta solitamente al centro del cammino formativo, al terzo anno, dove, quasi come ad un giro di boa, il seminarista è chiamato a rileggere la sua storia, le convinzioni che lo hanno spinto ad intraprendere la formazione al sacerdozio, per continuare trovandosi confermato nel proprio percorso. Talvolta per spiegare cosa accade con l’ammissione, noi seminaristi abbiamo paragonato questo segno ad una sorta di fidanzamento ufficiale e di per se, tenute presenti le dovute differenze, credo che il confronto possa aiutare. Si è seminaristi prima dell’ammissione e lo si è dopo, ma c è bisogno di riti, di segni che indichino un camminare, un percorso in cui non si è fermi ma in movimento sulla strada della continua comprensione del progetto che Dio ha su ognuno di noi, in cammino sulla strada di una crescente maturità personale in cui continuamente si è chiamati a mettersi in gioco.
La chiamata al sacerdozio acquista una nuova dimensione pubblica dinanzi alla quale la Chiesa tutta, nella persona del vescovo, si fa custode di un desiderio serio di giovani che avvertono la chiamata al presbiterato ed intendono investire la propria vita al servizio della popolo di Dio. Il rito dell’ammissione non dice di una scelta definitiva ma sicuramente, la possibilità di rispondere con il proprio ʽeccomiʼ all’invito di continuare ad impegnarsi nel cammino formativo, resta un momento di conferma forte ed emozionante che chiama in causa la responsabilità del seminarista. È stato così per me due anni fa, sono certo che sarà altrettanto importante per Tommaso, Antonino e Catello che con la giusta e cauta trepidazione si preparano a pronunciare questo primo ʽsìʼ ufficiale. A loro va l’augurio e l’incoraggiamento ad aprirsi sempre di più all’ascolto della voce del Padre attraverso le persone e gli strumenti offerti dal cammino formativo perché con coraggio e fede possano allineare la loro vita alla Sua volontà. 

 

Luigi Gargiulo seminarista di V anno