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Liturgia e Pietà popolare nella Settimana Santa. Spunti di riflessione dal Direttorio della Santa Sede

“Liturgia e Pietà popolare nella Settimana Santa. Spunti di riflessione dal Direttorio della Santa Sede” è il titolo del settimo e ultimo incontro di formazione per le Confraternite diocesane tenuto dal Direttore dell’Ufficio Liturigia della Diocesi, Don Emmanuel Miccio, nella Basilica di San Michele Arcangelo a Piano di Sorrento.

Don Emmanuel ha iniziato il suo intervento citando San Giovanni Paolo II nella Lettera apostolica Vicesimus Quintus Annus: “la pietà popolare non può essere né ignorata, né trattata con indifferenza o disprezzo, perché è ricca di valori, e già di per sé esprime l’atteggiamento religioso di fronte a Dio. Ma essa ha bisogno di essere di continuo evangelizzata, affinché la fede, che esprime, divenga un atto sempre più maturo ed autentico. Tanto i pii esercizi del popolo cristiano, quanto altre forme di devozione, sono accolti e raccomandati purché non sostituiscano e non si mescolino alle celebrazioni liturgiche. Un’autentica pastorale liturgica saprà appoggiarsi sulle ricchezze della pietà popolare, purificarle e orientarle verso la Liturgia come offerta dei popoli”.

Esistono quattro termini base nell’esercizio della pietà popolare, innanzitutto la stessa pietà popolare che ha a che fare col sentimento, col sentire, altra sfera umana oltre la ragione, ci sono poi i pii esercizi ovvero personalizzazione della fede, pratiche personali che rendono concreta la fede, e ancora le devozioni, legame, affezione, affetto particolare, personale o comunitario e infine la religiosità popolare rappresentata da credenze e miti nel divino e sono una apertura umana al sovrannaturale.

Esistono dei punti in cui una certa liturgia dovrebbe imparare dalla Religiosità Popolare, essi sono l’emozione, la sensibilità, l’essere popolare cioè comunitario, quindi, oltre me, la semplicità, l’essere diretta, l’inculturazione, ovvero il legame col territorio, la partecipazione attiva, quindi ognuno è protagonista e la formazione di una identità: io appartengo, io sono.

Esistono anche punti in cui la Religiosità Popolare dovrebbe imparare dalla Liturgia partendo dalla centralità di Cristo, del suo Vangelo e della Pasqua, l’ordine e l’armonia: ogni parte al suo posto, la spinta in avanti alla traduzione: Tradizione come apertura al futuro, l’appartenenza all’unica Chiesa, corpo di Cristo nelle diverse membra, l’azione dello Spirito Santo, il confronto con la Sacra Scrittura e l’organicità della fede nell’Anno Liturgico: tutto il tempo e tutti i tempi.

L’incontro si è concluso con il saluto e la benedizione del Parroco di San Michele Arcangelo, Don Pasquale Irolla che ha esortato i coristi a lodare Dio con il loro canto.