Mons. Alfano: “Diventiamo seminatori di pace”

La II Domenica di Pasqua – il 12 aprile – presenta un passo del Vangelo di Giovanni:
La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.
Su questo ci offre un pensiero il nostro arcivescovo, mons. Francesco Alfano: “La prima parola che i discepoli ascoltano dal Risorto è ‘Pace’. Il Risorto non solo augura, ma dona la pace. È bellissimo perché risponde al bisogno di ogni uomo. La pace è scritto nel cuore di ogni persona, gruppo, comunità, religione, dell’intera famiglia umana. Il Risorto, manifestandosi ai suoi amici, comunica la pace, dona la pace e li invia al mondo perché esso riceva la pace. Noi abbiamo ridotto l’augurio pasquale a una frase, a un pensiero, a un gesto. Per Gesù non è così: l’augurio che fa ai suoi amici è la trasformazione della loro vita, è finalmente quel rapporto che li unisce in Dio e li rende strumenti di pace non solo per se stessi o per chi sta loro vicino, ma per la società, senza distinzioni o barriere culturali o religiose, ancora purtroppo tanto forti ai nostri tempi, dunque per tutti. La pace nella Bibbia è la pienezza della vita, che apre al dono di Dio che ce l’ha messa tra le mani e che spinge di andare incontro agli altri stando attenti soprattutto a chi ne è privo. Viviamo un tempo che è fortemente minacciato e ci sentiamo turbati anche noi perché la pace non c’è in tante zone del mondo e le minacce sono così forti che nessuno si può sentire escluso da questa terribile situazione che viviamo. E, allora, ecco la Pasqua, ecco il cammino di fede. Il Vangelo ci presenta anche Tommaso che si unisce al gruppo nonostante la sua incredulità. La pace consente ai discepoli di Cristo di accogliere il dono della comunione, della fraternità; unisce e nella misura in cui unisce, nell’esperienza concreta della Sua presenza di Crocifisso risorto, apre. Diventiamo testimoni di pace, costruttori di pace. Man mano che cresciamo nell’incontro con Gesù, diventiamo seminatori di pace, ostinatamente, nonostante tutto: dialoghiamo, ascoltiamo, serviamo, riempiamo i vuoti d’amore con la pace che Cristo ci ha donato. Non è una pia esortazione, è la novità di chi incontra Cristo e non è più quello di prima”.