Mons. Alfano: “La tenerezza di Dio è per tutti i suoi figli”

VI Domenica del Tempo Ordinario

Domenica 15 febbraio, VI Domenica del Tempo Ordinario, ci presenta un passo del Vangelo di Marco:
 
In quel tempo, venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato.
 
E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va’, invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro».
 
Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.
 
Su questo ci offre un pensiero il nostro arcivescovo, mons. Francesco Alfano: “L’evangelista Marco ci mette di fronte a un incontro particolare: i lebbrosi erano considerati già morti, non solo per il tipo di malattia, ma perché erano considerati completamente esclusi dal contesto sociale, dalla vita della comunità e dalla benedizione. Questo lebbroso corre incontro a Gesù, rompendo ogni tabù, e supplica di essere sanato. Gesù si muove a compassione. La tenerezza di Dio è per tutti i suoi figli, anche quelli che sono ai margini e ritenuti dagli altri definitivamente perduti. È una compassione che si fa vicinanza: anche Gesù rompe le regole: lo tocca. L’incontro con il lebbroso resterà segno forte del Vangelo che va contro ogni regola, che fa entrare fin nei luoghi più malfamati e negli angoli più nascosti delle persone, dove si ha paura ad entrare perché il regno della morte contagia e intimorisce. Gesù tocca le piaghe per far sentire la vicinanza e la potenza dell’amore di Dio. Sì, cosa può fare l’amore! Quanti esempi lungo la storia, da San Francesco a Madre Teresa. Ma anche persone che abbiamo incontrato e che sono state capaci con gesti incredibili di amare nella fedeltà anche chi, secondo la nostra concezione, forse non se lo meritava. Gesù tocca il lebbroso e lo guarisce: lo restituisce alla vita sociale. Gli dice, infatti, di presentarsi al sacerdote per essere riaccolto nella comunità, perché non si può vivere da soli. Gesù poi gli impone di non dire niente a nessuno. Tante volte nel Vangelo di Marco c’è questo comando di Gesù al silenzio per evitare entusiasmi esagerati. Il Messia che attendevano gli ebrei era potente, vincitore, facilmente scambiato per un guaritore. Ma Gesù seguirà la via della croce. Solo dopo la sua morte in croce si potrà annunciare il Vangelo del Cristo che viene ad amare e condividere e così a salvare. Gesù ci ama, entra nella nostra vita, ci tocca nell’intimo e ci chiede di seguirlo con fiducia. La forza della croce può diventare anche per noi amore grande fino a raggiungere chi non è amato da nessuno”.