Mons. Alfano: Accumuliamo tesori nel cielo…

Dal vangelo secondo Luca

In quel tempo, uno della folla disse a Gesù: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità». Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?».

E disse loro: «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede».

Poi disse loro una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé: “Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? Farò così – disse –: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; ripòsati, mangia, bevi e divèrtiti!”. Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?”. Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio».

Su questo passo del Vangelo, ci offre una riflessione, il nostro arcivescovo, mons. Francesco Alfano:

Una richiesta un po’ strana, quella di un uomo, una persona dalla folla fa a Gesù. Vuole che lo aiuti a dividere i suoi beni, le proprietà, l’eredità con il fratello. Una richiesta strana, perché quando si tratta di dividere i beni, ci sono sempre problemi, allora come oggi, tensioni, divisioni incomprensioni. Gesù non accetta, egli dice non è venuto per fare da giudice, per aiutare in queste operazioni. Il suo compito è un altro. Gesù non vuole che noi viviamo anche queste condizioni materiali e queste difficoltà concrete con la tensione nel cuore, con l’attaccamento ai beni al punto da dividerci da coloro che ci sono vicini, per questo racconta una parabola.

Una parabola, che ci aiuta a prendere coscienza della nostra condizione. Un uomo, un uomo ricco, un uomo che vive un momento fortunato, le cose vanno bene, il raccolto è andato bene, allora inizia a fare i suoi progetti. Che cosa farà con tutto quello che ha guadagnato? Non gli basterà più quello che ha, allora dovrà demolire il granaio vecchio, pensa, progetta, sogna ne costruirà uno più grande e potrà godere senza preoccuparsi più, potrà essere finalmente felice, perché i beni materiali le ricchezze lo hanno reso oramai spensierato.

Una condizione ideale che ci verrebbe da dire quasi da invidia, eppure Gesù conclude la parabola con questa nota: e che succederà, quella notte stessa gli sarà chiesta la sua anima, finirà la sua vita, e i beni che fine faranno? Non è un modo per far ci prendere paura, sappiamo che la nostra vita non è eterna, sappiamo che prima o poi, tutto finirà e noi lasceremo le cose che a volte ci preoccupano, ci fanno soffrire o ci dividono dii nostri fratelli. Quello che conta allora, ecco la conclusione di Gesù per gli ascoltatori di allora e per tutti quanti noi, non è accumulare beni, tesori sulla terra, è accumulare tesori nel cielo è far si che ciò che noi abbiamo ci apra all’incontro con Dio e ci renda più fratelli gli uni con gli altri, pronti a dividere, non nella gelosia, ma a condividere nella vera fraternità, tutto quello che abbiamo ricevuto non è nostro, non ci appartiene, è un dono che dobbiamo mettere a disposizione degli altri, soprattutto di chi è nel bisogno, allora troveremo amici nel cielo e saremo veramente felici, non per un giorno o un tempo più o meno lungo, ma per l’eternità.