Mons. Alfano: “Amatevi come Gesù ha fatto con noi, gratuitamente”

Domenica 6 maggio ci presenta un passo del vangelo di Giovanni:
 
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.
Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi. 
Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».
 
Su questo passo del Vangelo, ci offre una riflessione, il nostro arcivescovo, mons. Francesco Alfano:
Le parole con cui Gesù si congeda dai suoi discepoli sono sconvolgenti. Parla dei comandamenti, anzi del suo comandamento. Così essenziale, così decisivo, per tutti coloro che vogliono seguirlo. “Questo è il mio comandamento: amatevi gli uni gli altri” e fin quando è ancora importante e decisivo, è impegnativo amarsi l’uno l’altro in una relazione reciproca di fraternità, di comunione. Ma “amatevi come io ho amato voi”, amatevi a partire dal mio amore. A guardare Gesù i discepoli restano sconcertati, come noi perché l’amore di Gesù non è solo grande, è un amore immenso, infinito. Lui ci ama gratuitamente, ci ama prima ancora che noi potessimo comprenderlo, ci ha amati e ci ama anche quando noi chiudiamo le porte le cuore, gli voltiamo la faccia. Ha amato Pietro come ha amato Giuda e a tutti ha lavato i piedi e per tutti è morto sulla croce. Dunque questo che è il suo comandamento che veramente caratterizza i discepoli, non tanto come persone che sforzano di agire in un modo che non viene così spontaneo e naturale. Ci caratterizza – anche noi oggi, si capisce, che ascoltiamo queste sue parole – perché accogliamo con fede, perché riceviamo da Lui la gioia, la forza e il dono per poterci amare. Perciò Gesù dice ai discepoli “Voi siete i miei amici”, li chiama così perché avendo ricevuto da Lui tutto il suo amore, siamo messi in condizione di rispondere con un atteggiamento nuovo. E’ la gioia dei figli che si sentono amati, la gioia di fratelli e sorelle che imparano ad amare ben oltre le loro capacità. La gioia di sentirsi amati, scelti, mandati ovunque, non perché migliori o perfetti ma perché testimoni di un incontro che ha segnato la nostra vita per sempre. Allora questo comandamento di Gesù non è tanto un peso, un’imposizione, qualcosa che viene a restringere la nostra libertà. E’ la possibilità di essere noi stessi, è il massimo della libertà che ci viene offerta, è la dignità di essere umani restituiti a questo progetto grande di Dio che ci consente di guardarci negli occhi, di sentire il cuore dell’altro come dono che Dio mi fa per essere insieme una sola cosa con lui.