Mons. Alfano: Assimiliamo Cristo nel nostro cuore per essere Cristo nel mondo

Domenica 18 giugno ci presenta un passo del vangelo di Giovanni:
In quel tempo, Gesù disse alla folla: 
«Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».
Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». 
Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. 
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».
 
Su questo passo del Vangelo, ci offre una riflessione il nostro arcivescovo, mons. Francesco Alfano:
 
La festa dell´Eucarestia, il Corpus Domini come tradizionalmente chiamiamo la festa del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo, ci raduna attorno all´eucarestia che viviamo settimanalmente per comprendere e vivere più intensamente il mistero, il dono, la presenza del Signore. Ascoltiamo le parole di Gesù, parole chiare, forti, esigenti, che parlano del dono della sua vita. Il pane della vita non è solo un simbolo che egli mette nelle mani dei discepoli. È sé stesso, parole forti, che il vangelo di Giovanni conserva e che consegna anche a noi. Parole che rimandano alla sua storia, la sua umanità, la sua carne, il suo sangue. Non sono inviti generici e astratti, bensì Gesù ci chiama a mangiare la sua carne, il suo sangue, per avere la vita. Sappiamo dal vangelo la reazione forte, quasi scandalizzata dei suoi uditori. Noi non ci troviamo nello stesso contesto e ci sembra un scontato per chi vive un´esperienza di fede e di chiesa, mangiare il corpo del Signore è fare la comunione. In questo giorno di festa siamo chiamati ad andare più in profondità per vivere bene l´eucarestia. Cosa significherà per noi mangiare la carne e bere il sangue, la carne come vero cibo e il sangue la vera bevanda? Cosa è questo fare comunione con Cristo? Attraverso un´azione così comune, abituale, necessaria per noi come il mangiare e il bere, noi entriamo in contatto vero e reale con Cristo. Entriamo in comunione con Lui come Lui stesso ci assicura. È la relazione dei discepoli con il Maestro, è l´incontro degli amici che non solo di guardano, si ascoltano, si cercano molto di più, diventano un tutt´uno, non solo nei desideri, nei pensieri ma nella realtà: Gesù ci presenta la realtà del suo dono che si fa vita per noi. Celebrare l´eucarestia allora per noi significa, attraverso la sua parola e il cibo che ci offre con il dono della sua vita, del suo corpo e del suo sangue, accogliere Cristo ma non nelle intenzioni ma nella storia. Accoglierlo non perché desideriamo seguirlo ma perché Lui viene incontro a noi: mangiare Lui per vivere di Lui. Assimilare Cristo nei pensieri, nelle parole, nelle scelte. Vivere di Gesù, essere Cristo nel nostro mondo, nella nostra società, nella comunità dove siamo chiamati a portare il vangelo e il suo amore. L´eucarestia, il centro della nostra vita. L´eucaristia, la capacità di diventare in Cristo anche noi dono di amore per gli altri. Non dobbiamo aver paura allora di mangiare Cristo, perché Lui assimilandoci a se ci mette in condizione di essere anche noi cibo di vita per i nostri fratelli.