Mons. Alfano: “Attraversate la porta di Gesù per vivere stabilire rapporti e vivere tra fratelli”

Domenica 7 maggio ci presenta un passo del vangelo di Giovanni:
 
In quel tempo, Gesù disse: 
«In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore. 
Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei». 
Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro.
Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo. 
Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza».
 
Su questo passo del Vangelo, ci offre una riflessione il nostro arcivescovo, mons. Francesco Alfano:
La porta delle pecore, siamo poco abituati a questa immagine che Gesù usa per parlare del suo rapporto con noi. Il discorso del buon pastore è semplice da comprendere ed è più ricco e fecondo, ma Gesù lo introduce con un’immagine un po’ strana. La porta delle pecore, così lui si presenta quando descrive l’azione del pastore che entra nel recito, che chiama le pecore una per una, non si fidano del ladro e del brigante che scavalca, che vuole rubare. Si fidano invece del pastore, riconoscono la voce, lo seguono, escono per la porta: lui va avanti e le pecore lo seguono. Ma Gesù a sorpresa, presentando la similitudine del recinto, del pastore e delle pecore, si rivela e si auto presenta così: “Io sono la porta delle pecore”. Dobbiamo cogliere la densità di questa provocazione, un’immagine molto densa e molto profonda. Gesù stabilisce il suo rapporto con noi come un rapporto personale e diretto: ci chiede non sono di ascoltare la sua voce e di fidarci di lui, ci chiede di attraversare la porta per entrare nel recinto. Come fanno le pecore quando tornano la sera e come fanno le pecore al mattino quando escono: entrare, uscire, attraversare la porta che è Gesù. Egli si presenta come la via attraverso la quale noi possiamo entrare in quel luogo che non è solo uno spazio ma è una serie di rapporti, l’incontro con i fratelli, la comunione ecclesiale, è la nostra esperienza di Dio. Per mezzo di Gesù noi facciamo esperienza di Dio, entrare per rimanere, lasciarci condurre da lui per incontrare gli altri. Non è un rapporto privato ed esclusivo, Gesù parla del gregge, parla di tante pecore. Dobbiamo pensare al nostro rapporto con il Signore vivo e risorto come ci viene presentato in questo tempo di Pasqua, come un rapporto comunitario, dove gli altri non sono un ostacolo nonostante i limiti che sperimentiamo tra i nostri incontri e nella fatica quotidiana. Gli altri sono il dono che Dio ci fa, sono la possibilità concreta che abbiamo per seguire il Signore, sono il segno forte della novità della Pasqua che ha costruito rapporti nuovi. Può essere così anche per noi in quanto ha inaugurato una modalità feconda di vivere l’incontro con Dio. La famiglia, la comunità, il gruppo, il popolo del Signore che annuncia agli uomini con la sua vita è possibile stabilire rapporti e vivere da fratelli.