Mons. Alfano: Con Gesù siamo veramente liberi e portiamo frutti”

Domenica 3 maggio – V Domenica di Pasqua – presenta un passo del Vangelo secondo Giovanni:
 
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».
 
Su questo ci offre un pensiero il nostro arcivescovo, mons. Francesco Alfano: “Le parole di Gesù sono sconvolgenti: senza di me non potete far nulla. Sembrano esagerate. Ciascuno di noi ha una responsabilità, eppure Gesù in questo modo si rivolge ai suoi discepoli e li invita a entrare in profondità nel mistero della nostra esistenza, nella storia che segna da sempre il cammino dell’uomo. Noi siamo come i tralci, che hanno bisogno della linfa che viene dalla vite: non è uno sminuire la loro importanza, ma la capacità di portare frutto nasce da questo legame profondo. Gesù non viene a uccidere la nostra ansia di libertà né mortifica la nostra umanità; al contrario, ci mette in condizione di ritrovare noi stessi, inevitabilmente chiamati a fare i conti con difficoltà e disagi fuori e dentro di noi, inseriti in una storia di cui non siamo i padroni, una storia che ci chiama ad assumerci delle responsabilità anche grandi, ma il cui fondamento non è in noi, ma fuori di noi. Ecco la verità che la fede ci consente di intuire non solo, ma anche di accogliere e di vivere. Non è un Dio che ci reprime; al contrario, è un Dio quello che Gesù ci presenta Padre Suo e nostro che ci mette in condizione di essere finalmente noi stessi. Quanto importante questo cammino di fede, vissuto alla luce del Vangelo, condiviso con fratelli e sorelle che come noi cercano di prendere sul serio la proposta di Gesù e la propria umanità. Siamo preziosi per Dio, perciò ha messo nella nostra vita l’energia profonda del Suo Spirito che per mezzo di Gesù ci consente di crescere, di realizzare qualcosa che è più grande di noi. Ci considera non servi, ma amici, discepoli non succubi, ma liberi di aderire alla proposta che ci fa e al dono che ci concede. Non abbiamo paura di andare verso di Lui e di aprire la nostra mente, il nostro cuore, la nostra vita a Gesù che con il Vangelo ci rende veramente liberi, capaci di portare frutto per noi e per gli altri”.