Mons. Alfano: Con il Messia possiamo vivere da figli di Dio, amati e liberati dalle nostre miserie

Domenica 11 dicembre – III domenica di Avvento – ci presenta un passo del vangelo di Matteo.

In quel tempo, Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, per mezzo dei suoi discepoli mandò a dirgli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». Gesù rispose loro: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!».
Mentre quelli se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi dei re! Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto: “Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via”.
In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui».
 
Su questo passo del Vangelo, ci offre una riflessione il nostro arcivescovo, mons. Francesco Alfano:
 
“Sei tu colui che deve venire?” Risuona in questa domenica la domanda che Giovanni Battista rivolge a Gesù., lui che è in carcere per la testimonianza forte che ha dato al suo popolo tramite i discepoli. Anche noi ci facciamo la stessa domanda e la facciamo a Lui, non perché non crediamo in Gesù mandato da Dio come il Salvatore, è perché Gesù con il suo comportamento ed il suo insegnamento va oltre le nostre attese. L’avvento, il primo tempo dell’anno liturgico, ci rimette come ogni anno dinanzi a questa fondamentale ed essenziale domanda che tutti ci dobbiamo fare. E’ un’esigenza del nostro cammino di fede, aspettiamo e accogliamo il Signore oppure rimaniamo legati alle nostre convinzioni e solo ai nostri desideri? Gesù risponde tramite i discepoli a Giovanni con i segni che egli compie, non è venuto solo come colui che viene a giudicare. Lui è venuto a portare il perdono, l’amore, la vicinanza di Dio ai poveri, ai ciechi, ai peccatori. Ha annunciato così il regno di Dio, chi non si scandalizza di Lui, chi non trova con Lui un inciampo ma si lascia guidare dalla sua vita incontra Dio. Ecco il Messia, non è solo Colui che noi aspettiamo, è un dono infinitamente più grande che Dio ci fa: ci allarga gli orizzonti e ci fa scoprire un volto di Dio che nemmeno immaginavamo. Non è un Dio che ci chiede conto di quello che facciamo, è un Dio che ci viene incontro, che ci mette in condizione di alzarci dalla nostra miseria. Giovanni deve imparare, che ha testimoniato lui la venuta del Messia e quest’ultimo ha un elogio altissimo verso di Lui, quel profeta che gridava il suo bisogno di conversione. Non c’è stato profeta più grande di lui ma adesso non è più il tempo dell’attesa. L’incontro con Gesù ci permette di fare un’esperienza assolutamente nuova, più grande di quella del Battista. Possiamo vivere da figli, da figli di Dio, amati e liberati dalle nostre miserie, riconciliati. Possiamo addirittura amarci gli uni verso gli altri non come vorremo o come riusciamo a fare ma come Dio ci dà la possibilità di fare, da veri fratelli e sorelle che camminano sulla via della giustizia e della pace. Ecco colui che deve venire, non dobbiamo aspettare altri: grazie a Gesù è nato un mondo nuovo.