Mons. Alfano: “Con la festa della SS. Trinità in contemplazione del mistero di Dio”

Domenica 22 maggio – solennità della Trinità – ci presenta un passo del Vangelo di Giovanni:
 
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso.
Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future.
Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».
 
Su questo passo del Vangelo ci offre un pensiero il nostro arcivescovo, mons. Francesco Alfano:
“La festa della Santissima Trinità ci invita a sostare in adorazione, in contemplazione del mistero di Dio, che Gesù è venuto a rivelare nella storia della famiglia umana. Ascoltiamo nel Vangelo le parole di Gesù che ancora una volta invita i suoi discepoli a non dimenticare nessuna delle sue parole ma anche ad aprirsi a quanto ascolteranno da Lui nella storia del cammino della Chiesa: Anche noi oggi, per mezzo dello Spirito che Gesù promette, possiamo sperimentare quotidianamente la presenza, la grandezza, la bellezza della vita vissuta da figli in comunione con il Padre. Il Dio che Gesù ci svela con la sua vicenda umana è un Dio trinitario. Un Dio cioè che ama, che vive vita di relazione, che è comunione eterna perfetta, che si dona a noi. Non sono concetti astratti, non teorie da approfondire. No: è la vita stessa di Dio.
Gesù si presenta così: come il Figlio amato, il Figlio in relazione continua, perenne con il Padre. Il Figlio che dona anche a noi la possibilità di vivere questa relazione di comunione in modo pieno e continuo; perciò Egli, donandoci Se Stesso, ci assicura l’azione continua e feconda dello Spirito. Il Padre, il Figlio e lo Spirito: ecco come noi possiamo chiamare Dio per nome; molto di più, entrare in dialogo con Dio e ancora vivere la vita dei figli di Dio. Sì perché, ed è questa l’assicurazione che Gesù fa ai discepoli prima di morire, lo Spirito ci consente di essere sempre relazione con Lui, di sperimentare grazie a Lui anche noi la condivisione piena con i fratelli e la condizione di figli amati dal Padre. Insomma è questo che il Vangelo ci lascia come eredità della Trinità: più che parlare per spiegare, si tratta di gustare per vivere e testimoniare nella vita di ogni giorno”.