Mons. Alfano: “Con la forza dello Spirito anche noi diventiamo parola di speranza”

Domenica 15 maggio – solennità di Pentecoste – ci presenta un passo del Vangelo di Giovanni:
 
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre.
Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto».
 
Su questo passo del Vangelo ci offre un pensiero il nostro arcivescovo, mons. Francesco Alfano:
“Nella festa della Pentecoste, la liturgia ci fa ascoltare ancora le parole che Gesù rivolge ai suoi discepoli. Parole di addio certo, ma parole che indicano la presenza del Risorto per mezzo dello Spirito: così nasce la Chiesa, così cresce la Chiesa, così vive la Chiesa, dono del Signore che con il suo Spirito anima la comunità, permette di entrare in comunione con Lui, di vivere una relazione vera e profonda di amore non solo fraterno ma di amore con il Signore, di fare esperienza quotidiana di Dio. Ecco il dono dello Spirito: la Pentecoste diventa così elemento essenziale, fondamentale, nativo, sorgivo della vita della comunità.
Non c’è Chiesa senza Spirito, non c’è fede senza queste effusioni continue, non c’è missione, evangelizzazione, dono della vita senza la forza che viene da Dio. Ma Gesù insiste su un aspetto specifico e fondamentale: lo Spirito svolge la sua missione affinché i discepoli possano rimanere in comunione con Lui. Lo Spirito mandato dal Padre grazie alla preghiera di intercessione di Gesù consente in ogni epoca, dunque anche oggi, ai discepoli di ascoltare e comprendere la Parola di Dio. Parola viva che attende di essere tradotta in scelte coerenti, coraggiose, radicali. Ecco la missione dello Spirito: senza questo dono continuo, costante e efficace dello Spirito del Risorto, il Vangelo resterebbe lettera morta o un grande messaggio ideale, in qualche modo punto di riferimento ma non parola viva. Lo Spirito fa diventare la comunità e ciascuno dei credenti Vangelo vissuto e trasmesso agli altri: più ascoltiamo, guidati dallo Spirito, il Signore che ci parla oggi, più possiamo parlare in nome di Dio con la nostra vita, con le nostre scelte e anche con le nostre parole. Così la Chiesa continua a svolgere la sua missione nel mondo.
Vieni Spirito Santo, riempici della forza, del coraggio, della gioia di Dio, consentici in tutta umiltà e nella verità del nostro cammino di nutrirci di questa Parola, di diventare noi parola vivente piena di speranza per i fratelli e le sorelle a cui il Cristo ci manda e che attendono oggi più che mai parole non solo di consolazione ma di speranza grande e di amore concreto”.