Mons. Alfano: Credendo nel Risorto accogliamo i fratelli!!!

Domenica 23 aprile ci presenta un passo del vangelo di Giovanni:
 
La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. 
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome. 
 
Su questo passo del Vangelo, ci offre una riflessione il nostro arcivescovo, mons. Francesco Alfano:
Ogni anno la liturgia ci fa vivere l’ottavo giorno della Pasqua in un modo intenso, straordinario, con la stessa gioia del giorno della resurrezione. Perché di questo si tratta, l’incontro con il Risorto da parte dei suoi amici che l’hanno già visto, che l’hanno già riconosciuto, hanno ricevuto da Lui il dono della vita nuova, il perdono, il mandato missionario, lo spirito santo li ha uniti. C’è bisogno ancora della visita del Risorto, per loro come per noi oggi. Otto giorni dopo c’era anche Tommaso, un uomo che deve vincere i dubbi, le incertezze, il bisogno di toccare con mano, di mettere il dito al posto dei chiodi, toccare le ferite del suo Signore. Il bisogno di stare con gli amici superando anche le incertezze che lo tenevano lontano dalla comunità: il Risorto lo si incontro solo se si cammina insieme, se si condivide un percorso che è quello della fede nella vita quotidiana. Otto giorni dopo c’era con loro anche Tommaso, la domenica otto giorni dopo Pasqua è diventata da anni la domenica della misericordia, perché la Pasqua è misericordia. Il perdono gratuito, totale che rinnova, che mette in condizione di toccare con mano non solo le ferite del maestro, ma toccare con mano paterna e benevole di Dio. Come dice Papa Francesco molte volte, siamo stati misericordiati se si potesse usare questo termine che lui stesso inventa. Raggiungi totalmente dalla misericordia del Padre perché possiamo a nostra volta misericordiare i fratelli, condividere la gioia, la fatica, l’entusiasmo, il cammino, condividere la vita. La Pasqua non è l’esperienza di un momento che finisce là, non è stato così per i discepoli e non può essere così nemmeno per noi. Come Tommaso ci mettiamo in cammino, accettiamo di condividere con i nostri fratelli e le nostre sorelle l’appuntamento settimanale della liturgia domenicale come il cammino feriale delle nostre comunità. Come Tommaso confessiamo la nostra fede, impariamo dai discepoli che noi siamo beati, siamo nella gioia se credendo testimoniamo, se credendo nel Risorto accogliamo i fratelli, se cogliendo il dono pasquale della misericordia lo sappiamo diffondere nel mondo intero.