Mons. Alfano: Da figli possiamo attingere all’amore del Padre

Dal vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse: «Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono.
Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano.
Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola».

Su questo passo del Vangelo, ci offre una riflessione, il nostro arcivescovo, mons. Francesco Alfano:

Nel cuore della Pasqua la liturgia ci fa vivere ogni anno nella quarta Domenica di Pasqua la gioia del gregge riunito attorno al Pastore è la cosiddetta domenica del Buon pastore. Riascoltiamo volentieri, sempre pieni di stupore, le parole di Gesù. Lui le ha consegnate ai discepoli le ha fatte ascoltare, ma le ha fatte anche vivere, vedere nella vita e nel ministero che ha svolto stando con loro. Noi le riascoltiamo oggi che lui è risorto ed è vivo in mezzo a noi. Comprendiamo così dalle sue parole il rapporto profondo che ci lega a lui; appunto è il rapporto tra le pecore e il pastore. Gesù prende spunto, lo riprende questo tema, lo approfondisce anche di fronte alle difficoltà che trova, le incomprensioni, le chiusure, la tensione di coloro che non vogliono seguirlo. Le pecore invece si fidano del pastore, ascoltano la sua voce, la sanno riconoscere tra le tante e il pastore stabilisce così un contatto diretto, personale, profondo, addirittura intimo, con esse. L’immagine non è solo bella, è forte, è sorprendente, è sconvolgente; un Dio che per mezzo dell’umanità di Gesù, nato per noi, morto sulla croce per noi, ma risorto e vivo oggi per noi, stabilisce una relazione vera con ciascuno di noi, personale, l’attenzione di Dio. Gesù va oltre e ci invita così a vivere nella libertà questo rapporto; gli apparteniamo, siamo il suo gregge, ma non siamo dominati da lui, ci tiene in mano, ci tiene per mano. è bellissima l’immagine è l’immagine che riprende temi biblici evoca temi che vengono dei profeti e che fanno cogliere anche a noi come al popolo ebraico la tenerezza di un Dio, che prende le sue pecore, come il pastore fa con quelle più deboli o bisognose, non solo le accarezza, le conduce. La mano del Signore diventa così la protezione, la sicurezza, la garanzia di essere sempre amati, custoditi e guidati è la mano di Gesù, che accompagna e fa crescere il gregge, è la mano del Padre; perché Gesù e il Padre, e questo è il culmine della rivelazione, sono una sola cosa. Così noi, attraverso Gesù il pastore del gregge, buono, bello, autentico, vero, noi incontriamo Dio. Noi siamo in relazione con il Padre, finalmente da figli possiamo attingere all’amore del Padre; è la vita nuova è la vita dei risorti, che non possiamo tenere solo per noi, ma condividere con tutti.