Mons. Alfano: Dio sceglie di privilegiare i più poveri e quelli che sono in difficoltà

Domenica 29 gennaio ci presenta un passo del vangelo di Matteo.
In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
 
«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».
 
Su questo passo del Vangelo, ci offre una riflessione il nostro arcivescovo, mons. Francesco Alfano:
 
Il primo discorso che leggiamo nel vangelo di Matteo e che la liturgia ci propone in queste domeniche fino alla Quaresima, è cosiddetto “Discorso della Montagna”. Gesù sul monte parla ai suoi discepoli, parla alla folla, apre il cuore, parla del regno di Dio. Parla di questa condizione nuova della quale si vengono a trovare tutti coloro che lo incontrano e comincia con la pagina notissima delle beatitudini. Una pagina di parole, di insegnamento, possiamo dire di tutto sulle beatitudini, senz’altro parole che entrano nel cuore e lo riscaldano, anzi lo illuminano. Ci consentono di cogliere la nostra nuova condizione ed è bellissimo pensare che la prima parola pronunciata da Gesù, più volte nel suo insegnamento, sia quello della gioia. Non una gioia per alcuni, la gioia che lui proclama è la condizione di tutti gli uomini che possono scoprire in un modo o in un altro di essere finalmente raggiunti dall’amore di Dio. E’ una gioia-dono, non è una gioia-conquista o una gioia-merito. E’ una gioia che viene e incontra per mezzo di Gesù concretamente noi uomini nella loro condizione. Non è detto che la nostra vita sia fatta solo di situazioni positive, la povertà per alcuni o per tanti, la sofferenza in tanti modi, la ricerca di uno stile diverso di vita, un sistema di rapporti diverso, l’impegno per la pace e per giustizia con le opposizioni, una scelta di vita che rinunci alla violenza e che comporta reazioni gravi da parte di altri o rifiuti. Gesù ha di fronte a sé un mondo di persone che non vivono serenamente il loro cammino verso il futuro eppure può dichiarare tutti beati perché tutti sono raggiunti da un Dio che si mette dalla parte degli uomini, che sceglie di privilegiare i più poveri e quelli che sono in difficoltà, che porta finalmente ad ognuno dei suoi figli la gioia della sua presenza che non verrà mai più meno.