Mons. Alfano: Dio vuole dialogare con noi

Dal vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro.
Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo.
Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani.
Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».

Su questo passo del Vangelo, ci offre una riflessione, il nostro arcivescovo, mons. Francesco Alfano:

Gesù e l’adultera.

Questo brano del Vangelo ci prepara alla Pasqua scavando nel profondo di noi stessi.

Gesù e l’adultera; è scaraventata davanti a lui da persone che non vedono altro che mettere in difficoltà Gesù, è vero la donna ha sbagliato, è stata sorpresa, è un peccato che deve essere eliminato, così diranno a Gesù tutti i suoi accusatori; la legge ci impone di buttarla fuori, di condannarla, di lapidarla; tu che ne pensi?

Gesù e l’adultera, Lui che è venuto a raccontare l’amore del Padre, a mostrare la misericordia di un Dio che è pronto a ricominciare da capo con chi ha sbagliato.  Gesù non risponde, lì seduto per terra, scrive sulla sabbia. Scrive e il suo silenzio è assordante, vorrebbe invitare ognuno a ripensare a se stesso, ma insistono perché quando ci si accanisce contro qualcuno non si ragiona più. Gesù con quella espressione così nota chiama ognuno a prendersi la propria responsabilità; chi è senza peccato scagli per primo la pietra, ci sarà anche una legge, dovrete anche rispettarla, ma chi ti può condannare? Una persona che ha la coscienza pulita, libera. Vanno via tutti! Vanno via dal più anziana al più giovane, perché nessuno può dire: io sono senza peccato!

Che ne sarà di questa donna? Che ne sarà di ognuno di noi col suo peccato dinanzi a un Dio che ci conosce e che deve pronunciare la parola conclusiva?

Restano solo loro due Gesù e la donna, lei misera, come Sant’Agostino ha stigmatizzato e Gesù, che viene ad annunciare a portare la misericordia delicato nei suoi confronti donna, non la chiama peccatrice, non la chiama adultera, donna. Restiamo persone umane. Dove sono? dove sono i tuoi accusatori non ci sono più, nessuno ti condanna? La donna comincia a prende un po’ di respiro in più, perché c’è chi dialoga con lei. Dio vuole dialogare con noi parla con noi, parla con noi. Nessuno mi ha condannato e la parola conclusiva del Signore è una parola di speranza: “neanche io ti condanno”. Lui non è venuto per condannare, lui è venuto per liberarci dal male. Apre un futuro nuovo: va ma d’ora in poi, da questo momento in avanti, non peccare più.

Forte di questo amore gratuito, pulito e generoso vivi la tua vita nell’amore; così come siamo chiamati a fare anche noi.