Mons. Alfano: Dobbiamo imparare a custodire nel silenzio ciò che Dio ci dice

 Domenica 1 gennaio ci presenta un passo del vangelo di Luca.
In quel tempo, [i pastori] andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro.
Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore.
I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro.
Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo.
 
Su questo passo del Vangelo, ci offre una riflessione il nostro arcivescovo, mons. Francesco Alfano:
Il primo giorno dell’anno coincide con la liturgia con l’ottavo giorno del Natale. Noi lo viviamo così, ancora avvolti dalla luce del mistero che abbiamo contemplato. Anzi, la liturgia con il vangelo ci invita ad andare verso quella grotta accanto al presepe, vicino a Gesù insieme ai pastori che hanno un compito speciale. Come sappiamo, vengono raggiunti per primi dall’annuncio celeste, i messaggeri del Signore si rivolgo proprio a loro e i pastori, così il vangelo ce li presenta, si fidano, ascoltano e vanno a vedere. Questo vedere dei pastori è quella possibilità offerta anche a noi di incontrare Gesù. Non siamo a Betlemme, non vediamo Maria, Giuseppe e il bambino, non è una scena da film. Questo è il mistero di Dio che viene nella nostra storia nella semplicità, nell’umiltà, nella vita di ogni giorno. I pastori non hanno visto niente di straordinario ma in quella madre che teneva tra le braccia il suo bambino, sostenuta dal suo sposo Giuseppe, hanno riconosciuto un segno di come la Parola aveva indicato. Si sono fidati hanno cominciato a credere e hanno ripreso il loro cammino benedicendo Dio. Hanno visto Maria, non hanno ascoltato nulla da lei. Maria era lì, nel silenzio che raccoglieva tutto quanto avveniva. I pastori hanno imparato da Maria, come anche noi dobbiamo imparare: custodire nel silenzio ciò che Dio ci dice. Quello che capiamo e anche quello che non comprendiamo, la custodia silenziosa dei doni del Signore ci consentirà di crescere come discepoli di Gesù. Lui è il nostro Salvatore, come dice il suo nome: il vangelo ci ricorda l’usanza ebraica della circoncisione l’ottavo giorno e Gesù entra così a far parte pienamente del suo popolo. Popolo che attende il messia, anche noi che accogliamo Gesù facciamo parte del suo popolo. Invocarlo come il nostro salvatore, come colui che è stato invocato da Dio per essere luce nelle nostre tenebre, ci deve aprire sempre alla gioia di essere popolo. Accogliere Gesù, credere in lui, vivere da suoi discepoli significherà accoglierci reciprocamente, crescere come la sua famiglia, far sì che questo popolo sia veramente aperto a tutti, soprattutto verso quelli che sono nel bisogno e nella necessità.