Mons. Alfano: “E con la croce Dio ci accoglie e ci salva”

Domenica 4 marzo  ci presenta un passo del vangelo di Giovanni:
 
In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo: 
«Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.
Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio. 
E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».
 
Su questo passo del Vangelo, ci offre una riflessione, il nostro arcivescovo, mons. Francesco Alfano:
Nel dialogo con Nicodemo Gesù parla della sua morte in croce. Non in termini negativi, di sofferenza, di sconfitta, in termini di esaltazione. Si, sarà innalzato il figlio dell’uomo. Il paragone con Mosè che innalza il serpente per la salvezza del popolo sofferente è chiaro e forte. L’innalzamento della croce indica la vittoria di Dio sul peccato, sul male, sulla morte. Così Gesù annuncia la sua opera compiuta sulla croce. La croce diventa per Gesù nella rivelazione che fa a Nicodemo e a tutti quelli che gli vanno incontro per essere aiutati a comprender e il senso più profondo della salvezza e della vita, diventa rivelazione dell’amore di Dio. Quanto ci ha amato Dio? Il Padre ci ha amati al punto da donare a noi il suo figlio. La croce è il dono che Dio ci fa, per gli uomini è momento di sofferenza, di condanna, di morta. Gesù l’ha vissuta così ma è stata trasformata dall’amore del Padre. Sulla croce Dio ci rivela qual è il suo intento: accoglierci, ridarci la vita, di salvarci. Ci consegna il figlio perché noi possiamo passare dalla morte alla vita. Questo annuncia Gesù, non un motivo di condanna allora, non è un giudizio inappellabile definitivo. È l’offerta che ci viene messa a disposizione perché possiamo vivere, accogliere la salvezza e crescere nell’amore. Diventa – aggiunge Gesù – motivo non solo di gioia ma di grande speranza. Come una luce eterna, infine, che irradia la nostra storia e raggiunge gli angoli più bui. Chi fa la verità va verso la luce, solo chi odia, solo chi resta nel male e nel peccato rinuncia alla luce. La croce da un momento di buio e di condanna, si trasforma in evento di luce. Ci consente di camminare nella verità, di crescere nell’amore e di annunciare a tutti che Dio è più grande delle nostre miserie e che per mezzo di Gesù ucciso dagli uomini sulla croce, offre a tutti vita, salvezza e perdono.