Mons. Alfano: È il tempo della testimonianza!

Domenica 13 novembre – XXXIII Domenica del Tempo Ordinario – ci presenta un passo del Vangelo di Luca
  
In quel tempo, mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta».
Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine».
Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo.
Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza. Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere.
Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto.
Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita».
 
Su questo passo del Vangelo, ci offre una riflessione, il nostro arcivescovo, mons. Francesco Alfano:
 
Non è subito la fine. Così Gesù aiuta i discepoli a vivere le vicende della storia, anche quelle più difficili, lui è lì dinanzi al tempio, annuncia la fine del tempio, ma non la fine della storia in modo catastrofico, apocalittico. Non è subito la fine. Sì! Ai discepoli spinti a guardarsi attorno a riconoscere i segni dei tempi, anche quelli che mettono dinanzi a situazioni difficili, drammatiche, le tentazioni, le guerre, le distruzioni, gli sconvolgimenti cosmici. Dinanzi a tutto ciò che accade nella natura, nel mondo e nella storia, il Signore invita a recuperare la speranza.
Ascoltiamo anche noi questa parola del Vangelo mentre ci prepariamo a concludere l’Anno Liturgico come una parola impegnativa, per la responsabilità che la fede chiede di vivere ad ogni credente e all’intera comunità cristiana. Non è subito la fine. Anche dinanzi alle persecuzioni, alle ostilità che i cristiani trovano, Gesù lo dice ai discepoli, nel corso dei tempi tante volte è successo, oggi ancora di più. Quante persecuzioni, quante chiusure, quanta violenza nei confronti di chi continua a seguire il Vangelo e a praticare la fede.
È il tempo della testimonianza! Nessuno scoraggiamento, nessun vittimismo, non è il momento di piangerci addosso, ma di dare testimonianza della fedeltà di Dio, dell’amore del Padre, della presenza del Signore Gesù crocifisso e risorto, che è il fondamento della nostra speranza. Sì con fiducia possiamo allora andare in contro ad ogni evento della storia, sapendo che lo Spirito del Signore ci ispira, ci suggerisce, ci fa pronunciare le parole che nascono dal cuore, che vengono da Dio, che permettono gli uomini di riconoscersi fratelli e anche quando questo non accade, la testimonianza si fa fedele fino alla fine, perciò Gesù chiede ai discepoli di perseverare, di non venir meno, di poggiare la propria esistenza tutta su di Lui. Sia questo il frutto anche dell’anno giubilare che stiamo per chiudere la Misericordia del Padre, ci consente di essere forti in una fede che sa sperare e che si apre all’amore e ai fratelli sempre in ogni circostanza, fino alla fine.