Mons. Alfano: Fissiamo la croce e nel silenzio adoriamo

Il lungo racconto della Passione ci porta a seguire Gesù fino alla croce. Così entriamo nella settimana santa con la domenica delle palme, accogliendo Gesù come re, il Messia, in modo trionfale, seguendolo nelle vicende che hanno visto consumarsi il tradimento da parte di Giuda, dopo la condivisione della cena pasquale, il rinnegamento da parte di Pietro nella notte in cui sperimenta tutto il dramma, tutta la sofferenza e la debolezza nei confronti del suo maestro. Si, seguiamo Gesù e alziamo lo sguardo verso la croce. Dopo il processo che vede il maestro condannato ingiustamente e la folla scegliere un prigioniero, Barabba, invece di colui che sta stando la vita ed è venuto per la salvezza del suo popolo. Il lungo racconto ci porta fino alla croce ed entriamo così nel mistero della nostra salvezza, alzando lo sguardo verso il crocifisso. La scritta che Pilato fa mettere come motivo della condanna ci fa guardare a Lui come viene visto, come viene presentato: Gesù il re dei Giudei. E’ lì, privato di tutto, ancora una volta così come era iniziato il suo ministero all’inizio della quaresima, ce l’ha ripresentato, tentato in mille modi. Non solo per la sofferenza fisica, per quello che egli vive, che è venuto a testimoniare e a donare la sua missione di salvatore. La gente che passa, i capi del popolo, con le autorità religiose, i ladroni che sono accanto a lui, tutti gli chiedono in un modo o in altro “se è Lui il salvatore, perché non intervieni? Perché non ti liberi? Perché non ci mostri la tua potenza? Tentazione sottile e profonda, che ci prende ancora oggi tutti. Dobbiamo alzare lo sguardo verso il crocifisso e rimanere accanto ai tanti crocifissi della storia, uomini e donne piagati nel corpo e nello spirito e vincere la tentazione. Dio non ci mostra i muscoli, la potenza di Dio non è nel salvare se stesso, è nell’offrire se stesso. Il grido di Gesù prima della morte “Dio mio, perché mi hai abbandonato?” non è il grido del disperato, è l’inizio della preghiera, è il salmo che apre alla fiducia, è l’uomo che si aggrappa a Dio. E’ il figlio che ci mostra la comunione col Padre nel momento dell’estremo abbandono. Alziamo lo sguardo, fissiamolo verso il crocifisso e nel silenzio adoriamo, in attesa della resurrezione.