Mons. Alfano: Gesù è venuto a portare la novità di Dio

Dal vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli.
Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino». E Gesù le rispose: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora». Sua madre disse ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela».
Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri. E Gesù disse loro: «Riempite d’acqua le anfore»; e le riempirono fino all’orlo. Disse loro di nuovo: «Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto». Ed essi gliene portarono.
Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto – il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua – chiamò lo sposo e gli disse: «Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora».
Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.

Su questo passo del Vangelo, ci offre una riflessione, il nostro arcivescovo, mons. Francesco Alfano:

Le nozze di Cana, il Vangelo presenta le nozze di Cana come il primo dei segni compiuti da Gesù.

La Liturgia nella ripresa del cammino ordinario, dopo il tempo natalizio avendoci mostrato nella Epifania del Signore la sua gloria e nel Battesimo da sua umanità ripiena dello Spirito ci invita a fermarci su questo segno, posto da Gesù che manifesta ancora la sua gloria come l’inizio del cammino che apre alla fede da parte dei discepoli.

La scena è nota, l’episodio è così conosciuto e amato e tuttavia vale la pena fermarsi dinanzi a questo contesto: una festa, dinanzi alla partecipazione del primo gruppo di discepoli con Gesù  alle nozze di una coppia di giovani sposi con tutto il villaggio, il paese possiamo immaginare.

Vale la pena fermarci al dialogo tra la madre e Gesù dinanzi al disagio “non hanno più vino” certo il disagio della festa, ma il disagio più profondo, manca qualcosa alla gioia del cuore dell’uomo, dell’umanità sempre anche oggi!

La risposta di Gesù, così misteriosa, che rimanda ad un’ora che non è ancora giunta, ma che tuttavia, con la sua partecipazione alla vita ordinaria già si pregusta. La sua ora, quella che sulla croce sarà svelata e compiuta.

Ecco la fede di Maria, che aiuta anche noi, quella che hai imparato nel dialogo con l’Angelo e che trasmette ai servi, “fate quello che vi dirà” fidatevi anche voi di lui, certo quello che Gesù chiede è umanamente azzardato, inaccettabile, riempire di acqua le anfore, le anfore grandi, sei anfore a rappresentare il vuoto, il vuoto che anche gli ebrei sperimentano; solo l’osservanza della legge senza lo Spirito che cosa porta, dirà Paolo, la morte.

È Gesù che invita a riempirle di acqua e servi le riempiono e le portano a tavola e l’acqua trasformata in vino diventa motivo dell’elogio da parte del maestro di tavola. Sì è vero, Gesù è venuto non solo come lo sposo a riempire di gioia la festa della vita, è venuto a portare la novità di Dio; quella novità che può riempire la nostra vita e nella misura in cui ci fidiamo, lo ascoltiamo e facciamo tutto ciò che egli ci dice imparando da Maria sua madre.

È una novità che apre alla speranza, che esige da parte nostra anche scelte coraggiose e profetiche, ma che sola può riempire di senso la nostra vita il cammino dell’umanità verso Dio.