Mons. Alfano: “Giovanni Battista, un esempio da seguire per lodare Gesù”

Domenica 24 giugno ci presenta un passo del vangelo di Marco:

Per Elisabetta si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in lei la sua grande misericordia, e si rallegravano con lei.
Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccarìa. Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni». Le dissero: «Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome».
Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati. All’istante si aprirono la sua bocca e la sua lingua, e parlava benedicendo Dio.
Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. Tutti coloro che le udivano, le custodivano in cuor loro, dicendo: «Che sarà mai questo bambino?». E davvero la mano del Signore era con lui.
Il bambino cresceva e si fortificava nello spirito. Visse in regioni deserte fino al giorno della sua manifestazione a Israele.

Su questo passo del Vangelo, ci offre una riflessione, il nostro arcivescovo, mons. Francesco Alfano:

La nascita di Giovanni Battista.

Il vangelo di questa festa ci riporta alla gioia di quei momenti, allo stupore dinanzi ad un evento così inatteso e misterioso. Due genitori anziani, che oramai erano rassegnati a morire senza discendenza e invece presentano questo figlio come dono di Dio, come segno del suo amore misericordioso. E la questione del nome ad otto giorni dalla nascita che il vangelo ci racconta fin nei dettagli. La scelta del nome era già stata indicata dall’angelo Gabriele a Zaccaria nel tempio ed Elisabetta è determinata: “Si chiamerà Giovanni”. Ripete anche il marito Zaccaria, nonostante la sua difficoltà in quanto non può parlare – prende una tavoletta e scrivere. E così dinanzi a questo evento potrà finalmente riprendere la parola e lodare e benedire Dio. Tutto un clima di feste che si trasforma in preghiera di ringraziamento e lode al Signore. Anche i presenti diventano non solo testimoni ma annunciatori a loro volta nei confronti di altre persone. Il vangelo dice che tutta la regione si riempì di questa notizia che arrivò persino alle persone più lontane, alle zone più remote. Insomma, una buona notizia. Un vangelo, così, Giovanni Battista fa il suo ingresso nella storia del suo popolo e dell’umanità intera. Come fedeltà alla promessa di Dio, come intervento assolutamente nuovo e inaudito, come anticipo di un qualcosa di ancora più grande che avverrà. Giovanni, si conclude così il racconto del vangelo, crescendo abiterà regioni desertiche in ascolto di Dio, immerso nel contemplare le opere di Dio. Pronto ad annunciare con la sua vita, con la sua testimonianza forte la vicinanza del regno, sarà lui a preparare la strada a Colui che viene.