Mons. Alfano: Il Signore ci chiama così come siamo per testimoniare il suo amore

Domenica 28 maggio ci presenta un passo del vangelo di Matteo:

In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato.
Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».
 
Su questo passo del Vangelo, ci offre una riflessione il nostro arcivescovo, mons. Francesco Alfano:
Nella festa dell’ascensione ascoltiamo la conclusione del Vangelo di Matteo e Gesù che risorto incontra ancora una volta i suoi discepoli. Lì in Galilea dove hanno imparato a conoscerlo, a seguirlo, ad accoglierlo come il figlio del Dio vivente. Si, ora è il Signore che si presenta ai suoi discepoli che ancora devono fare il loro cammino di fede, il vangelo infatti lo evidenzia: sono ancora segnati dai dubbi. Questo ci deve stimolare a continuare il cammino di fede con i dubbi che viviamo, le difficoltà, le incertezze. Il Signore si mostra perché questa fede possa crescere nella nostra vita. Bisogna però che noi lo incontriamo, lo ascoltiamo e lo seguiamo. Ecco i discepoli che si lasciano guidare da colui che li ha chiamati e ora li invia. Proprio perché Gesù si presenta così: non solo come il Signore del cielo, della terra, della storia vivente, si presenta come colui che affida ai suoi discepoli un compito specifico e prezioso. Devono portare la buona notizia e il vangelo a tutti, dovunque e in tutto il mondo. Proprio loro, con le loro fragilità, le loro debolezze. Anche questo è per noi motivo di incoraggiamento, di stimolo e di grande responsabilità. Non possiamo aspettare di essere già pronti, maturi o perfetti, non lo saremo mai. Il Signore ci chiama così come siamo e ci mette in condizione di testimoniare la gioia, di averlo incontrato e di condividere con gli altri il desiderio di poterlo seguire. Questo è il vangelo: la nostra vita riempita dalla sua presenza. Perciò Gesù assicura ai suoi discepoli che non li lascerà mai, Lui, l’Emmanuele, il Dio con noi. “Io sarò con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo”. Questa promessa non solo ci consola, ci conforta, ci fa vedere le cose in modo nuovo. Ci permette di sentirci veramente suoi discepoli e amici. Ancor più la chiesa che facendo ogni giorno esperienza della presenza del Risorto, non vive più per sé. Si sente inviata a camminare con gli altri, ad accogliere chiunque. A partecipare alla storia dell’umanità, storia di gioia e di dolore, storia di ricerca di Dio che ci ha promesso la vita senza fine quando, grazie a Cristo Risorto, lo vedremo faccia a faccia.