Mons. Alfano: La misericordia, che continuamente, ci viene offerta, non importa se non la vediamo, non la capiamo, non la gustiamo, non la sentiamo c'è!

Domenica 16 ottobre – XXIX Domenica del Tempo Ordinario – ci presenta un passo del Vangelo di Luca
  
In quel tempo, Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai: 
«In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: “Fammi giustizia contro il mio avversario”. 
Per un po’ di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: “Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi”». 
E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?». 
 
Su questo passo del Vangelo ci offre una riflessione il nostro arcivescovo, mons. Francesco Alfano:
 
La necessità di pregare sempre senza stancarsi. È un esperienza che facciamo quotidianamente, il bisogno di pregare, di chiedere, di affidarsi, ma viene la stanchezza, la sfiducia, lo scoraggiamento, gli ostacoli. Gesù, per rispondere a questa nostra esperienza, così quotidiana, racconta una parabola.
Una parabola che ci fa riflettere, come sempre, provocatoriamente siamo chiamati in causa. Questo giudice, che non si fa scrupolo di nessuno, e questa povera donna vedova che vada lui e reclama giustizia, ma non è ascoltata. Non si stanca, non si scoraggia, potrebbe ritornare sconfitta e dire sono anch’io tra quelli che nessuno considera, non c’è più nessuna speranza, nessun futuro per me, invece insiste. Insiste al punto tale, senza tirarsi indietro, da riuscire a cambiare l’atteggiamento del giudice, disonesto era, disonesto resta, il suo ragionamento non è quello di un uomo che cambia si converte. No è quello di un uomo che non ce la fa più. Talmente è stato infastidito, che almeno per togliersela dalla testa, in questo atteggiamento così martellante, in questa presenza insopportabile, le farà giustizia.
È un ragionamento, ovviamente paradossale, quello di Gesù, se gli uomini disonesti si comportano così, cosa non fare Dio, Padre buono, benevolo, infinitamente misericordioso, per i suoi figli. La preghiera allora deve alimentare la nostra fede. Sì la nostra fede in Dio, si tratta nella preghiera, non solo di ripetere, quanto ci sta a cuore di portare al Signore quello che viviamo come un bisogno estremo, nella preghiera cresciamo noi, come figli che si fidano del Padre. Perciò Gesù, alla fine di questa parabola, come domanda inquietante è fondamentale affida ai discepoli il discorso della fede. Il Figlio dell’Uomo, quando verrà troverà la fede sulla terra? La preghiera ci consente di non perdere la fede, di non smarrirci nella fede, di crescere in questa dimensione di figli, che affidandosi al Padre, attendono da lui una risposta, ma sanno con certezza di essere amati è la sua Misericordia. Quella misericordia, che continuamente, ci viene offerta, non importa se non la vediamo, non la capiamo, non la gustiamo, non la sentiamo c’è! Ed è il fondamento della nostra esistenza e la ragione per cui continuiamo a vivere da figli che sono in cammino verso il Padre.