Mons. Alfano: “La missione coinvolge veramente tutti”

 Domenica 3 luglio – XIV Domenica del Tempo Ordinario – ci presenta un passo del Vangelo di Luca:
 
In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.
 Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.
 In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra.
 Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”. Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze e dite: “Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino”. Io vi dico che, in quel giorno, Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città».
 I settantadue tornarono pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome». Egli disse loro: «Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore. Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del nemico: nulla potrà danneggiarvi. Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli».
 
Su questo passo del Vangelo ci offre un pensiero il nostro arcivescovo, mons. Francesco Alfano:
“La missione dei 72: è interessante questo momento della vita di Gesù che si preoccupa non solo di formare i dodici e inviarli già prima della Pasqua a preparare la sua venuta. Altri discepoli – 72, un numero simbolico che rimanda alla tradizione del popolo di Israele – sono inviati alla missione che diventerà universale, infatti bisognerà raggiungere tutti i popoli della terra. La missione dei 72 è, ancora una volta, non individuale, ma insieme a coppie, due a due, e sarà una missione per preparare le comunità, i villaggi, le città ad accogliere Lui, il Messia, il Salvatore. Allora, andranno prima di Lui, andranno in nome Suo. Questa è la missione che deve continuare nel corso dei tempi, anche oggi: i discepoli dovranno avere questa fondamentale consapevolezza, che il loro, il nostro compito, nasce da quanto Cristo ci affida e dal disegno del Padre. Per cui il primo e costante atteggiamento del missionario è la preghiera. La preghiera col Padre per invocare il Suo aiuto perché tantissimi possano diffondere nel mondo, nelle coscienze dei singoli, nei luoghi più lontani, nelle periferie della nostra storia questo annuncio di pace.
Si tratta un annuncio di pace da portare prima e più che con le parole con lo stile di vita: Agnelli non lupi: incontreranno e incontriamo ostacoli ma seguiamo l’Agnello nella sua mitezza disposto a dare la vita. Non portiamo niente con noi ma quanto è difficile questo anche oggi: quante sicurezze piccole o grande per qualunque iniziativa! Pare che non ci possiamo muovere se non abbiamo prima la garanzia. Non è così: l’annuncio di pace è l’annuncio del Vangelo del Signore che esige una disponibilità totale senza riserve anche laddove ci fosse un rifiuto ed è necessaria una manifestazione chiara di non condivisione. Sì, pur togliendo ogni legame con qualcosa che ci allontana da Dio porteremo sempre nel cuore, nei pensieri, nella vita la condivisione, la solidarietà, la preghiera per coloro che ci sono affidati come fratelli e compagni di viaggio. La pace da condividere nelle città, nelle case, con le famiglie, laddove c’è il desiderio di Dio… Il missionario non va a portare qualcosa di nuovo se non per manifestare quanto Dio sta già facendo. Testimoni insieme della Sua opera. Ecco perché Gesù invita i discepoli, che tornano contenti per tutti gli effetti positivi ottenuti, a rallegrarsi non tanto per l’esito così benevolo e positivo quanto perché i propri nomi sono scritti nel cielo: ciò che conta è l’amore del Padre per tutti i suoi figli e questa missione ci coinvolge oggi più che mai veramente tutti”.