Mons. Alfano: La Missione è l’apertura sempre più ampia perchè a tutti arrivi l’annuncio di Dio.

Dal vangelo secondo Luca

In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.

Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.

In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra.

Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”. Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze e dite: “Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino”. Io vi dico che, in quel giorno, Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città».

I settantadue tornarono pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome». Egli disse loro: «Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore. Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del nemico: nulla potrà danneggiarvi. Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli».

Su questo passo del Vangelo, ci offre una riflessione, il nostro arcivescovo, mons. Francesco Alfano:

Nel suo viaggio verso Gerusalemme Gesù invia in immissione davanti essi non solo i dodici,  ma, ci ricorda il Vangelo, altri, altri settantadue, un numero alto, simbolico, significativo, a dire quasi che tutti coloro che saranno discepoli i suoi, in ogni epoca, sono inviati in missione. Non da soli, insieme a due, perché la missione non è un’esperienza, un’avventura solitaria e non poggiando su di sé non avendo nessuna sicurezza, in povertà con la mitezza degli Agnelli dinanzi ai lupi, alle difficoltà. Con una consapevolezza fondamentale che è Dio che provvede è lui che manda operai nella messe che tanto grande ed esigente e allora bisogna pregare, invocare, il primo passo per essere missionari sempre è invocare l’aiuto del Signore.

Dove manda il Signore? manda nelle case, manda nelle città, cioè, dove vive la gente ordinariamente, nelle case per portare la pace. La pace è il nome nuovo e pieno del Regno di Dio, la pace che può essere accolta e che può anche essere rifiutata, non si tratta di imporla, ma di condividerla e se c’è una resistenza andare oltre. I discepoli non dovranno fermarsi, non dovranno lasciarsi condizionare legandosi all’uno all’altro, la missione non è di un gruppo separato dagli altri è l’apertura sempre più ampia perché a tutti arrivi l’annuncio del Regno di Dio e la città? Nella città nel luogo cioè più ampio dove vive la gente, ci sono le sofferenze, gli ammalati di ogni tipo, Gesù privilegia in tutto il suo ministero e in particolare l’affida ai discepoli, questa attenzione alle sofferenze. Perché coloro che sono segnati nel corpo e nello spirito siano raggiunti dall’annuncio del Regno e anche lì dove ci fosse un rifiuto e può esserci, lo sperimentiamo anche oggi, da parte della comunità, simboleggiata dalla città, uscendo liberatevi da questa preoccupazione, lasciate la polvere e non maledite, ma ricordate con forza della responsabilità che ognuno ha nell’accogliere il Regno di Dio. Il risultato? Il Vangelo ci fa conoscere anche di questa prima esperienza quale è stata la conclusione, le reazioni dei discepoli che tornano entusiasti, hanno lottato, hanno vinto contro il male Satana è stato sconfitto, la risposta di Gesù vale anche per noi sempre, rallegratevi piuttosto che i vostri nomi sono scritti nel cielo. Essere missionari significa non raccogliere successi ma avere questa consapevolezza: Dio ci ama non possiamo tenere questo amore solo per noi.