Mons. Alfano: La Porta Stretta è Cristo, che ci spinge ad andare incontro gli altri…

Domenica 21 agosto – XXI Domenica del Tempo Ordinario – ci presenta un passo del Vangelo di Luca
  
In quel tempo, Gesù passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme. 
Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?». 
Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno. 
Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”. Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”. 
Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori. 
Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi».  
 
Su questo passo del Vangelo ci offre una riflessione il nostro arcivescovo, mons. Francesco Alfano:
 
“Sforzatevi di entrare per la porta stretta.”
Così risponde Gesù a quel tale, che lungo la strada, mentre è in cammino verso Gerusalemme gli pone una domanda sulla salvezza; saranno pochi, saranno molti, quanti si salveranno? La risposta, non è dettata dalla stessa curiosità o problematicità, non c’è angoscia nella prospettiva della salvezza e non c’è nemmeno il rispondere unicamente a dei dati che vorremmo avere tra le mani.
Si tratta di un impegno, che ciascuno di noi deve assumersi. “Sforzatevi” non come una costrizione, ma come una decisione libera, consapevole, addirittura gioiosa, ma che richiede impegno fedele, costante anche col sacrificio, perché, “la porta è stretta”.
 
Si tratta di entrare nel Regno della Vita, di entrare nel mondo di Dio, senza fuggire dalla storia quotidiana, dai problemi di ogni giorno. Si tratta di essere fedeli al Vangelo e coerenti alla decisione presa. Non basterà appellarsi a un rapporto a una conoscenza al nostro modo di vivere normalmente la fede. È quello che Gesù ci raccomanda con forza, con insistenza, potremmo anche non sentirci dire: “non ti conosco” ma come, siamo stati con te, abbiamo ascoltato la tua parola in tante occasioni, in tanti momenti, con tanta gente. Abbiamo condiviso una mensa, perché rispondendo al Tuo invito, abbiamo cercato di crescere in questa comunione con Te e con i fratelli. Non basta!
 
Si potrebbe, nonostante tutto, fermassi all’etichetta, all’apparenza o anche solo a un ambito a una sfera. No! Nessun operatore di ingiustizia entra nel Regno di Dio.
Operare la giustizia, ecco la porta che ci permette di entrare, insieme a Gesù e grazie a Lui nella Vita, che il Padre prepara per noi e ci dona gratuitamente, a quest’unica condizione: Operare la Giustizia. Come i grandi patriarchi del popolo d’Israele: Abramo, Isacco, Giacobbe, come tanti uomini giusti di ogni cultura, lingua, popolo, nazione, religione, verranno da ogni parte del mondo, da ogni storia, da ogni sentiero, e potranno sedersi a Mensa. Non con la presunzione di chi chiede con forza di stare avanti, ma con la sorpresa di chi ha desiderato incontrare la verità e ora è davanti Dio.
Allora accogliamo anche noi l’invito del Signore: “La porta stretta” che il Vangelo ci indica è la vita di ogni giorno, nella fedeltà quotidiana, nell’impegno reciproco, nel servizio generoso e coraggioso. La Porta Stretta è Cristo, che ci spinge ad andare incontro gli altri per sperimentare l’amore fedele e misericordioso del Padre.