Mons. Alfano: “Lasciamoci divorare dal suo amore che ci purifica”

Domenica 4 marzo  ci presenta un passo del vangelo di Giovanni:
 
Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!». I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà». 
Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo. 
Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.
Mentre era a Gerusalemme per la Pasqua, durante la festa, molti, vedendo i segni che egli compiva, credettero nel suo nome. Ma lui, Gesù, non si fidava di loro, perché conosceva tutti e non aveva bisogno che alcuno desse testimonianza sull’uomo. Egli infatti conosceva quello che c’è nell’uomo.
 
Su questo passo del Vangelo, ci offre una riflessione, il nostro arcivescovo, mons. Francesco Alfano:
Un segno profetico. Così la liturgia entrando nel vivo del cammino quaresimale ci accompagna verso la Pasqua nel nostro itinerario penitenziale di conversione, con un segno profetico posto da Gesù. Lì nel tempio a Gerusalemme, il vangelo di Giovanni addirittura ce lo mostra all’inizio del suo ministero quasi un segno che introduce in tutta la predicazione l’attività di Gesù, che culminerà sulla croce dove egli rivelerà il volto misericordioso del Padre. Lì, nel tempio, Gesù caccia via i venditori di animali che erano lì per il necessario servizio, caccia via i cambiamonete, anche questo un servizio utile affinché non circolasse all’interno del tempio sacro la moneta con l’effige dell’imperatore che si presentava come divinità. Gesù li caccia via affinché non facciano della casa del Padre un mercato. Il rischio di utilizzare anche i segni più sacri che ci rimandano alla presenza di Dio e alla sua santità per un nostro tornaconto, per avere quasi il possesso della divinità e per essere sicuri e tranquilli per esercitare un qualche potere. I discepoli, dinanzi a questa scena che invita ad un’interpretazione più profonda, ricordano le scritture: “Lo zelo per la tua casa mi divorerà”. Lo zelo di Gesù per la casa del Padre, non semplicemente le mura, l’edificio, il tempio. Lo zelo per la casa che è la sua famiglia, la comunità, il popolo. E’ lo zelo per l’umanità che divorerà Cristo nel suo amore fino al dono della vita fino al compimento. Dirà sulla croce e dinanzi ai giudei che si scandalizzano che non comprendono e non accettano il senso così forte, Gesù annuncia: “Distruggete questo tempio”. Si riferiva – ci ricorda l’evangelista – al tempio che è Lui, la sua persona e in tre giorni lo farò risorgere. Ecco l’annuncio della risurrezione, opera di Dio, il tempio che è la casa di Dio per eccellenza che è la nostra umanità, che viene tante volte offesa, umiliata, pestata. Gesù ne fa esperienza della sua carne e i giudei non comprendono. Ci sono voluti quarantasei anni per edificare il tempio per rimetterlo in piedi. Tu in tre giorni lo riedifichi? Quando il cuore e la mente sono ottenebrati non si comprende più, non si accoglie più, non si segue il maestro. Che il Signore ci doni di essere insieme ai discepoli, fare la loro esperienza. Alla luce della Pasqua comprendiamo la sua Parola, alla luce delle scritture comprendiamo Gesù, ci fidiamo di Lui e anche noi presi dallo zelo per la sua casa che è la persona e l’intera famiglia umana, ci lasciamo divorare dal suo amore che ci purifica.