Mons. Alfano: Lo Spirito ci trasforma nella casa in cui Dio decide di abitare

Dal vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre.
Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto».

Su questo passo del Vangelo, ci offre una riflessione, il nostro arcivescovo, mons. Francesco Alfano:

Il dono dello Spirito Santo. Gesù l’ha promesso e nella Pentecoste gli apostoli i discepoli ne hanno fatto esperienza nuova, grande, immensa: il dono dello Spirito Santo.

Ascoltiamo le parole con cui Gesù raggiunge i cuori dei discepoli facendo percepire l’importanza di questa promessa che gli fa: lo Spirito come un altro Paraclito, che gli manderà dal Padre. Il Paraclito colui che viene perché invocato, colui che è accanto, che cammina come nostro difensore, che ci è vicino, che è sempre con noi. È Gesù che è stato mandato dal Padre per questo, il primo Paraclito dono di Dio perché noi possiamo camminare nella vita mai soli ma come suoi figli. Lo Spirito è l’altro Paraclito nella solennità della Pentecoste la liturgia ci fa ascoltare queste parole perché noi possiamo comprendere il dono che riceviamo e vivere anche noi così, non più da soli, grazie al dono dello Spirito Gesù stesso non solo ci parla e noi comprendiamo la sua parola e la viviamo cogliendone l’attualità, la possibilità di vivere in modo nuovo e grande, non solo egli si parla, abita in noi, dimora in noi è lo Spirito che consente questo incontro e ci trasforma nella casa dove Dio sceglie di abitare.

Ecco le parole del Vangelo che la liturgia ci propone in questo momento solenne la Pentecoste cinquantesimo giorno della Pasqua sua pienezza, che anche noi sperimentiamo nella vita, ci riempiono il cuore di speranza perché non siamo soli, perché non guardiamo a Gesù come un personaggio del passato, perché sperimentiamo la sua presenza, molto di più, perché viviamo in noi, ancora di più, diventiamo suoi testimoni e la parola del Signore si comprendere maggiormente, si attua nella vita di ogni giorno, ci rende pieni di amore al punto da poter fare anche noi, come lui, della nostra vita un dono a tutti.

È Dio che realizza così la sua promessa.