Mons. Alfano: Lui è il Messia e con Lui dobbiamo fare esperienza di fede

Domenica 27 agosto ci presenta un passo del vangelo di Matteo:

In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti». 
Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». 
E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli». 
Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo.
 
Su questo passo del Vangelo, ci offre una riflessione, il nostro arcivescovo, mons. Francesco Alfano:
La domanda di Gesù ai discepoli a Cesarea di Filippo. Molto nota, importantissima per il loro cammino dietro al maestro e importantissima per noi che seguiamo Gesù come suoi discepoli. La gente “Chi dice che io sia il figlio dell’uomo?” Non è che incuriosito, ha bisogno di sentire l’umore, l’opinione pubblica. Niente di tutto questo. È un invito ai discepoli a rendersi conto come la gente, le persone che incontrano, tutti coloro che si avvicinano a Gesù, si pongono nei confronti partendo dalle loro aspettative. Né più né meno di quello che è accaduto in ogni epoca e accade anche oggi. L’ atteso, il messia, il profeta, colui che è mandato da Dio affinché si compiano le profezie, le scritture, sono tanti gli approcci che colgano qualcosa di vero, di giusto nelle persone e nel ministero di Gesù. Ma che non vanno fino in fondo perché non partono da una visione libera e piena alla sua persona. Ed ecco la domanda preparata ed ora esposta da Gesù come necessaria per il cammino di fede di tutti i discepoli di ogni tempo: “E voi, chi dite che io sia?” Non è una risposta da trovare in base alle conoscenze, alle convinzioni o in base a quello che ci viene trasmesso. È la risposta da trovare nella propria vita, nel proprio rapporto personale e comunitario. Pietro risponde per sé e per loro, come tante volte la fede di Pietro è una fede chiara, generosa, genuina, forte. “Tu sei il Cristo, il messia, il figlio del Dio vivente”. Messia perché unto del Signore, perché ci proti la sua parola e la sua presenza, perché vivi un rapporto unico di figlio con il padre, perché sei la presenza di Dio in mezzo a noi. Aldilà di quello che Pietro è intuito in quel momento, perché la fede cresce con la frequentazione soprattutto diventa piena alla luce dell’esperienza pasquale, questa fede è fondamentale ed essenziale, affinché Gesù riconosca in Pietro il punto di riferimento anche per gli altri. La fede non riguarda mai solo la persona che si pone dinanzi al maestro. Pietro sarà roccia perciò beato, sarà riferimento fondamentale, punto di raccordo della comunità. In lui anche gli altri potranno fare esperienza della comunità riunita attorno al maestro. Toccare con mano la potenza che il Padre ha dato al suo figlio. È la chiesa che vive della fede dei pastori, dei fedeli, di tutti i membri. La chiesa cresce in base alla disponibilità di alcuni a testimoniare e condividere l’incontro del Signore che entra nella vita con altri ci consente di camminare uniti nel suo nome.