Mons Alfano: Mettiamoci in cammino per testimoniare la gioia della fede

Domenica 30 aprile ci presenta un passo del vangelo di Luca:
 
Ed ecco, in quello stesso giorno [il primo della settimana] due dei [discepoli] erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. 
Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto». 
Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. 
Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro. 
Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?». 
Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.
 
Su questo passo del Vangelo, ci offre una riflessione il nostro arcivescovo, mons. Francesco Alfano:
I discepoli di Emmaus, questa pagina del vangelo di Luca, già proclamata nella sera di Pasqua e poi altre volte presentata nel cammino di fede all’interno delle comunità di ciascuno di noi, è tra le più belle, più significative, più profonde. La liturgia del tempo pasquale ce la ripresenta perché possiamo seguire i passi dei discepoli, identificandoci con loro e lasciandoci aiutare dalla loro esperienza. Da Gerusalemme ad Emmaus, la sera di Pasqua in cui le speranze sono state infrante. I discepoli delusi e tristi come racconta Luca, parlano l’uno con l’altro e lasciano alle spalle un passato che aveva acceso grandi entusiasmi. Non riescono a vedere la novità, pur essendo stati raggiunti dall’annuncio delle donne: la tomba vuota, il Signore Risorto che è apparso. Come credere? Loro tornano alla vita di prima e mentre parlano si aprono all’incontro con il pellegrino, con il viandante. Il Signore si avvicina così anche a noi, entra nelle nostre vicende anche quando ci stiamo allontanando, quando stiamo rinunciando alla costruzione di un futuro nuovo, grande e bello. La sua vicinanza, la sua parola, la condivisione di un cammino, consente ai discepoli di riaprire il cuore, di accendere di nuovo quella fiamma che consiglia in ogni momento difficile di guardare oltre, di tenere aperta la speranza sui sentieri della novità di Dio. “Resta con noi”, quella preghiera così struggente, così profonda e così vicina al bisogno di ciascuno di noi nei momenti bui, nei momenti difficili, al cammino delle nostre comunità quando nell’incertezza non sanno più dove andare “resta con noi”. È una preghiera che sale dalla terra al cielo, che ci mette in contatto dirette con il Signore. Ed ecco il suo entrare per rimanere con loro. È l’esperienza non solo della parola del cammino fatto con loro, è l’esperienza del pane spezzato. È riconoscere il Signore nel momento in cui Egli si dona con il segno con cui ha lasciato per sempre. È ritrovare la forza per rifare il cammino da Emmaus a Gerusalemme, una notta di corsa. È così la Pasqua per noi, ogni volta che riscopriamo la presenza del Signore e sappiamo riconoscere il suo amore grande per ciascuno di noi, per la Chiesa tutta e per le nostre comunità, non possiamo che rimetterci in cammino per condividere la gioia della fede e per annunciarla a tutti. Davvero il Signore è risorto, è apparso anche a noi e noi lo raccontiamo testimoniandolo con la nostra vita.