Mons. Alfano: “Noi, costruttori di speranza per trionfare con Lui”

Domenica 18 novembre ci presenta un passo del vangelo di Marco:

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«In quei giorni, dopo quella tribolazione, il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, le stelle cadranno dal cielo e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte.
Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria. Egli manderà gli angeli e radunerà i suoi eletti dai quattro venti, dall’estremità della terra fino all’estremità del cielo.
Dalla pianta di fico imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l’estate è vicina. Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino, è alle porte.
In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo avvenga. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.
Quanto però a quel giorno o a quell’ora, nessuno lo sa, né gli angeli nel cielo né il Figlio, eccetto il Padre».

Su questo passo del Vangelo, ci offre una riflessione, il nostro arcivescovo, mons. Francesco Alfano:

Gesù parla prima della sua morte del tempo futuro, dell’ultimo giorno e ne parla con un linguaggio un po’ difficile per noi, perché non lo utilizziamo: apocalittico. Usa immagini, prendendole dalla natura, per dirci quanto è importante quello che aspettiamo. Il sole che si oscura, la luna che non dà la luce, le stelle che cadono, le potenze dei cieli che si sconvolgono. Non vuole impaurire. Vuole dire che da una parte tutto finirà, nulla è eterno lo sappiamo. Dall’altra che tutto fa riferimento a Lui, che tutto quello che vediamo e che viviamo ci porta verso Cristo. Ci annuncia così l’ultimo giorno: “Vedrete il figlio dell’uomo, il Messia, il Salvatore, Cristo Risorto, venire sulle nubi del cielo”. Non è un ingresso trionfale, non è fantasia, è l’annuncio della centralità di Cristo a cui si rifanno tutte le cose. Con gli angeli – continua – saranno radunati tutti i popoli della terra, tutti gli eletti, Gesù è veramente il centro della storia che si concluderà in Lui, che si radunerà attorno a Lui, troverà in Lui il senso per andare verso l’eternità e l’incontro con il Padre. Dunque noi guardiamo al futuro senza disperarci ma con un senso profondo di responsabilità. Questo si, ecco perché Gesù mentre invita alla fiducia dall’altra parte stimola a darsi da fare, ad essere attenti e presenta la parabola della pianta di fico. Quest’albero di fico  gli ebrei ce l’hanno sotto gli occhi, educati a leggere i segni della natura nel tempo che passa, come dovremmo recuperare questa dimensione. Il ramo tenero, le foglie che annunciano l’estate vicina. Gesù dice “Imparate a leggere i segni”. Ecco come noi dobbiamo guardare al futuro, leggendo i segni. Non tanto i prodigi, i miracoli, il sensazionale, quello che ci sembra al di fuori della realtà quasi qualcosa che viene a cambiare la realtà. Ma guardare i segni positivi, tra i tanti elementi negativi. Oggi siamo pieni di notizie negative, anche nella Chiesa, ma ci sono segni, seppure piccoli germi, della novità del Signore. Le sue parole non passeranno mai, ecco oggi accade quello che egli ci ha promesso. Se no sappiamo leggere i segni della Pasqua, di rinnovamento dei singoli nella comunità, saremo costruttori di speranza in attesa dell’ultimo giorno in cui trionferemo con Lui per sempre.