Mons. Alfano: “Pasqua, un cammino di fede per essere testimoni di Gesù Risorto”

 Domenica 1 aprile – giorno della Santa Pasqua – ci presenta un passo del vangelo di Giovanni:
 
Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. 
Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!». 
Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò. 
Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte. 
Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.
 
Su questo passo del Vangelo, ci offre una riflessione e il suo augurio, il nostro arcivescovo, mons. Francesco Alfano:
Il primo giorno della settimana. Così comincia il racconto della resurrezione o meglio dell’esperienza che i discepoli e le donne hanno fatto del Risorto. Con un’annotazione che può sembrare banale, il primo giorno della settimana non è mai particolarmente significativo. Bisogna riprendere il ritmo ordinario. Per i discepoli del maestro ancora di più, perché questa nuova settimana veniva dopo quella della passione, della morte in croce di Gesù, della sua sepoltura. Tutto sembrava finito per sempre: come riprendere ora che non c’è più Lui? Il dolore, l’angoscia, il vuoto la solitudine. Dio ha compiuto meraviglie, ma gli uomini non lo sanno. Pian piano possono scoprirlo ma questo è il nostro cammino di fede. Anche noi siamo alla ricerca dei segni del Signore Gesù, presente in mezzo a noi. Innanzitutto una donna, la prima protagonista è Maria Maddalena. Per l’affetto, l’amore, che la spinge ad andare al sepolcro, non può far nulla se non piangere, ricordare ed essere lì presente. La scoperta della tomba vuota la sconvolge, non sa dare una spiegazione. Corre, torna indietro: “Forse hanno rubato il corpo”. Intanto il racconto comincia provocare altre reazioni, altre corse, tutti corrono senza sapere perché. Ma lì dove passa Dio con la potenza della vita non si rimane più come prima. Siamo messi in una forza tale, in un dinamismo capace di farci di andare oltre noi stessi. Corrono Pietro, che l’aveva rinnegato, corre il discepolo che Gesù amava, pieno di quell’amore che lo ha portato ai piedi della croce, a partecipare della sua sofferenza del maestro ma senza poterlo salvare da questa morte infame. Ed ora corrono, arriva per prima colui che ha sperimentato l’amore, arriva, vede, non entra, aspetta Pietro. Che velocità, che dinamismo straordinario, la Pasqua non solo ci cambia ma ci fa diventare più agili, più snelli, più capaci di andare verso gli altri per incontrare il maestro. Venne Pietro, entrò, vide, trovò nel luogo del disordine, della morte dove il fetore più forte di un corpo in putrefazione regna, trovò dei segni che lo lasciarono sconcertato, il silenzio accanto all’ordine, all’armonia. Entrò anche il discepolo amato, vide e cominciò a credere. Si aprì al segno del passaggio di Dio. Un cammino di fede, così comincia il racconto della Pasqua e così deve continuare anche con noi. Un cammino di fede alla ricerca dei segni del Signore Risorto in mezzo a noi. Man mano che li scopriamo e li condividiamo, diventiamo anche noi testimoni di Gesù, vivo Signore, vincitore sul male e sulla morte. C’è augurio migliore di questo? Vivere anche noi la Pasqua e dirci nella verità e nell’autenticità che siamo nella gioia, perché Cristo è risorto? Auguri allora e Santa Pasqua a tutti.