Mons. Alfano: Passare dalle parole ai fatti, dalla chiusura all’apertura.

Dal vangelo secondo Luca

In quel tempo, un dottore della Legge si alzò per mettere alla prova Gesù e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso». Gli disse: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai».

Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?». Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gèrico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. Anche un levìta, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno”. Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ così».

Su questo passo del Vangelo, ci offre una riflessione, il nostro arcivescovo, mons. Francesco Alfano:

Cosa devo fare per ereditare la vita eterna e chi è il mio prossimo?

Sono le domande che il dottore della legge pone a Gesù e che il Vangelo ci ripropone in questa domenica, ci interpellano da vicino, la prima è una domanda, un po’ tendenziosa, per metterlo alla prova. Difatti Gesù risponde,  ponendogli un’altra domanda, sai tu bene cosa leggi nella legge di Dio, che cos’è importante per il Signore e risponde bene il dottore: Dio vuole che si ami lui Iddio con tutto il cuore, l’anima e la mente è l’amore per Dio e poi ce l’amore per il prossimo. Lui cita i libri del Deuteronomio, del Levitico, libri che riportano la legge del Signore nella sua essenza.  Dinanzi a questo l’invito è a praticare la legge, ecco come si eredita la vita. L’imbarazzo, del dottore della legge, si trasforma in una nuova domanda: ma chi è il mio prossimo?Domanda anch’essa imbarazzante, non solo, ma tendenziosa, perché chiedere chi è il mio prossimo suppone che alcuni non lo siano. Lo pensavano gli ebrei, tante volte lo pensiamo anche noi, chi si chi no. Gesù, rispondendo con la notissima parabola del samaritano, che si ferma a dare il soccorso a differenza del sacerdote del Levita, all’uomo incappato nei briganti scendendo da Gerusalemme a Gerico, sconvolge questa prospettiva non la accetta. Perchè, quell’uomo, nel racconto ci tocca tanto da vicino anche lui ci interpella profondamente, sentì compassione, a differenza di coloro che erano uomini religiosi addetti al culto, lui sente la situazione precaria, grave dell’uomo mezzo morto, la cui vita dipenderà da altri, come una domanda rivolta a se. Fa tutto quello che può, anche se poco, e poi coinvolge anche altri nella locanda e poi si impegna a ritornare per dare ancora il suo contributo. Passare dalle parole ai fatti, dalla chiusura all’apertura è Gesù, che pone la domanda decisiva, chi ti sembra sia stato prossimo di quell’uomo incappato nei briganti, non si tratta di vedere chi è il mio prossimo, ma come farmi prossimo io dell’altro che ha bisogno. Non può che rispondere questo interlocutore di Gesù con l’evidenza della parabola, chi si è fatto vicino, chi lo aiutato, chi ha fatto qualcosa per lui. La risposta conclusiva di Gesù ci inchioda alle nostre responsabilità: Va! anche tu fai così!. Non discutere chi è il tuo prossimo, ama e sarai un segno della presenza di Dio per i suoi figli.