Mons. Alfano: Per Dio, non ci sono stranieri, ma solo figli

Domenica 09 ottobre – XXVIII Domenica del Tempo Ordinario – ci presenta un passo del Vangelo di Luca
  
Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samarìa e la Galilea. 
Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati. 
Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano. 
Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». E gli disse: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!».
 
Su questo passo del Vangelo ci offre una riflessione il nostro arcivescovo, mons. Francesco Alfano:
 
Gesù, maestro, abbi pietà di noi! È la richiesta che i dieci lebbrosi, rivolgono a Gesù, da lontano, come una preghiera, una supplica, un’invocazione. Loro, che sono tenuti, a stare lontano, che sono stati messi fuori dalla società e dalla comunità religiosa. Loro che attendono un segno da Dio, un segno che non arriva e che potrebbe venire proprio da Gesù.
Gesù, maestro, abbi pietà di noi! Invocano la pietà, la misericordia, non ho ancora la guarigione, che pure desiderano, ma lo sguardo di Dio verso di loro, che sono miseri. Un gesto che nasce dalla sofferenza, quasi dalla disperazione, ma che apre alla fede.
La risposta di Gesù l’impegna proprio sulla fede; andate dai sacerdoti, portate loro voi stessi, con quello che comporta la vostra purificazione, andata come se foste già guariti. Gesù quindi, chiede ai lebbrosi un cammino, che non è solo quello spaziale, fisico, nel coprire una distanza, ma un cammino del cuore, fidatevi della mia parola, è lì che nasce la fede, se ci fidiamo della parola di Gesù. Il risultato, il frutto è dono di Dio ed è quello, che i lebbrosi sperimentano, si mettono in cammino vanno dai sacerdoti e lungo la strada vengono purificati. La loro guarigione ma è solo qualcosa che riguarda la malattia del corpo è qualcosa che li tocca nell’intimo, li apre di nuovo il rapporto con Dio e li mette in condizione di poter recuperare il rapporto anche con gli altri, nella comunità purificati.
Il racconto non finisce qui. Uno di loro torna indietro, va da Gesù, si getta ai suoi piedi lo ringrazia, benedice Dio, lo glorifica, la sua fede lo ha portato a non fermarsi a se stesso, a non condividere solo con gli altri la gioia di questa nuova condizione, a ritornare alla radice, a comprendere che senza il rapporto forte con Gesù e il rendimento di grazie a Dio non potrà affrontare le esigenze della vita nuova. 
La risposta di Gesù a questo gesto, è l’evidenziazione di uno solo che è tornato e gli altri nove?
Che bello, però, dinanzi a questa costatazione, un po’ amara, che ci mette anche in allarme, per le nostre reazioni potrebbero essere simili a quelle dei nove, che bello, constatare con Gesù che è tornato uno straniero, uno che viene da un altra origine, a uno che ha le sue diversità, storiche, culturali, religiose. Uno che è come me e te, nostro fratello, figlio dell’unico Padre. Per Dio, non ci sono stranieri, ma solo figli, che insieme possono lodare il Suo Nome e camminare nel Suo Amore.