Mons. Alfano: “Perdere noi stessi per ‘guadagnare’ Gesù”

Domenica 19 giugno – XII Domenica del Tempo Ordinario – ci presenta un passo del Vangelo di Luca:
Un giorno Gesù si trovava in un luogo solitario a pregare. I discepoli erano con lui ed egli pose loro questa domanda: «Le folle, chi dicono che io sia?». Essi risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa; altri uno degli antichi profeti che è risorto».
Allora domandò loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro rispose: «Il Cristo di Dio».
Egli ordinò loro severamente di non riferirlo ad alcuno. «Il Figlio dell’uomo – disse – deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno».
Poi, a tutti, diceva: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà».
 
Su questo passo del Vangelo ci offre un pensiero il nostro arcivescovo, mons. Francesco Alfano:
“‘Il Cristo di Dio!’. Così risponde Simon Pietro alla domanda di Gesù, frutto del suo lungo colloquio con il Padre. Sì, Gesù ama scegliere tempi e luoghi da dedicare esclusivamente alla relazione con il Padre. I discepoli partecipano in qualche modo a questo dialogo, quantomeno perché sono coinvolti, sono presenti, assistono, pur senza capire fino in fondo. Frutto di questa preghiera le domande che Gesù rivolge ai discepoli, che interpellano ciascuno singolarmente. Dovranno guardarsi attorno, pensare e raccogliere le opinioni della gente, delle folle: cosa pensano di Gesù? Come lo vedono? Un profeta, come Elia, Giovanni il Battista. Ma quando devono dare una risposta personale è Simon Pietro che risponde per primo, con la generosità che lo caratterizza, con l’intuizione profonda di chi è vicino al Maestro pur senza riuscire a vivere la sua identica e unica esperienza di rapporto con il Padre.
‘Voi chi dite che io sia?’. Ecco la risposta di Pietro: il Cristo di Dio, l’unto del Signore, Tu sei pieno del suo Spirito, Tu sei ricco a tal punto da donare anche a noi questa meravigliosa e sovrabbondante Grazia di Dio. L’atteso, il Messia: in quella semplice essenziale risposta c’è il cammino di tutto il popolo di Israele l’esperienza dei discepoli fatta finora accanto a Gesù senza comprendere tutto, ma intuendo quanto egli nasconde nel cuore.
Pietro risponde così, ma porta con sé anche le sue convinzioni: il Cristo che vincerà, il Cristo che trionferà, che sconfiggerà i nemici, che detterà legge. No! Il Cristo che Gesù è venuto a incarnare per la missione che ha da compiere dovrà affrontare i giorni oscuri della croce, passare per il buio della morte, rappresentati questi giorni in modo definitivo dalla tomba e poi sarà risuscitato. Discorso impegnativo, difficile, addirittura duro, ma Gesù non si ferma! Dinanzi all’entusiasmo di Pietro e allo smarrimento dei discepoli, annuncia a tutti coloro che vogliono seguirlo, dunque anche a noi, che solo se condividiamo la sua condizione, disposti anche noi a lasciare tutto, a non cercare noi stessi, a prendere la croce sulle nostre spalle, ad accettare la condizione di rifiutati, di umiliati, esclusi, solo allora potremo partecipare della Sua vita e della Sua gloria. Vale la pena cercare noi stessi? Vale la pena tenere tutto per noi? O essere disposti a perdere, a rinunciare, a donare, pur di guadagnare Lui? È la domanda alla quale tutti dobbiamo dare una risposta”.