Mons. Alfano: “Portare la croce, seme fecondo per tutti”

Domenica 18 marzo ci presenta un passo del vangelo di Giovanni:
 
In quel tempo, tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Gesù». 
Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. Gesù rispose loro: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà. Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome». 
Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!».
La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato». Disse Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me». Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire.
 
Su questo passo del Vangelo, ci offre una riflessione, il nostro arcivescovo, mons. Francesco Alfano:
Filippo e Andrea accolgono la richiesta di un gruppo di greci, stranieri dunque, non appartenenti al popolo di Israele, che voglio vedere Gesù. Lo vogliono incontrare, vogliono fare esperienza come altri della sua presenza, sono interessati alla sua persona. Il vangelo ci introduce in questa reazione di Gesù alla richiesta, ovviamente una richiesta aperta, Gesù vede anzi, così l’evangelista Giovanni ci presenta questo momento che ci aiuta in questo cammino verso la Pasqua, vede questa richiesta come il compimento della gloria del Padre che gli è stata affidata come missione. Lui non è venuto solo per un gruppo, per un popolo ma per tutti. Questi greci sono la primizia dei popoli che si apriranno al vangelo. Quindi Gesù può rivelare che la gloria del Padre, si rivela e si compie proprio in questo suo donarsi agli uomini. Occorre, però, ed è questo che Lui annuncia ai discepoli e alla folla che lo ascolta, che si compia la missione che gli è stata affidata, che presenta attraverso la legge del chicco di grano. Se non cade in terra, se non muore, rimane solo, non porta frutto. Dunque lega a Gesù ai popoli – potremmo dire il successo e l’apertura del vangelo – al sacrifico personale della croce. Questa morte sarà seme fecondo di frutti abbondanti che potranno essere offerti e goduti da tanti e chiunque vorrà servire e seguire come discepolo, dovrà anche lui portare la croce. Quando Gesù parla della croce non può che esprimere e sperimentare, uomo come noi, il turbamento. Nell’orto degli ulivi vivrà questa lotta contro la paura, contro l’angoscia, contro il terrore umano dinanzi alla prova. Egli però affida se stesso al Padre e dirà “Padre, allontana da me questo calice, sia fatta la tua volontà, glorifica il tuo nome”. Gesù vince la tentazione tuffandosi totalmente nella gloria del Padre, nell’amore concreto e forte e il Padre che gli risponde e che è con Lui. La gente non capisce, la folla confonde, pensa ad un tuono. Non riesce ad entrare in questo dialogo intimo tra Gesù e il Padre. Mentre Gesù annuncia che proprio dall’alto della croce, quando sembra che tutto sia definitivamente sconfitto, potrà attirare tutti a se.