Mons. Alfano: “Prendiamo il poco che abbiamo e condividiamolo con gli altri nella gioia dei figli di Dio”

Domenica 29 maggio – solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo – ci presenta un passo del Vangelo di Luca:
 
In quel tempo, Gesù prese a parlare alle folle del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure.
Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo: «Congeda la folla perché vada nei villaggi e nelle campagne dei dintorni, per alloggiare e trovare cibo: qui siamo in una zona deserta».
Gesù disse loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Ma essi risposero: «Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente». C’erano infatti circa cinquemila uomini.
Egli disse ai suoi discepoli: «Fateli sedere a gruppi di cinquanta circa». Fecero così e li fecero sedere tutti quanti.
Egli prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò su di essi la benedizione, li spezzò e li dava ai discepoli perché li distribuissero alla folla.
Tutti mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi loro avanzati: dodici ceste.
 
Su questo passo del Vangelo ci offre una riflessione il nostro arcivescovo, mons. Francesco Alfano:
 
“Nella festa del Santissimo Corpo e Sangue del Signore, ascoltiamo il racconto notissimo della moltiplicazione dei pani nel quale risuona forte la Parola sorprendente di Gesù: ‘Voi stessi date loro da mangiare’. I discepoli, sconcertati dinanzi a questo invito-comando del Maestro, restano perplessi e si domandano: come cambiare mentalità? Sarebbe meglio congedare la folla, perché ciascuno provveda. Sono con Lui da tempo, Lo ascoltano e restano insieme, affascinati, attratti dal Suo insegnamento. Ma adesso bisognerebbe che ciascuno badi a se stesso. Eppure, Gesù dice proprio: ‘Voi stessi date loro da mangiare’. È una parola forte nuova veramente capace di trasformare radicalmente la condizione in cui la gente, il popolo, oggi l’umanità si trova. Sì, perché chiama in causa la responsabilità dei discepoli del Signore, la nostra: ‘Voi stessi date loro da mangiare, rispondete ai bisogni di chi vi sta accanto con la fiducia certa e forte che il Signore è sempre con voi’. Lui nella sua provvidenza, nel suo amore, nella sua misericordia non viene meno; ma come? Che cosa abbiamo? i discepoli si guardano attorno, hanno pochissimo, quasi niente: cinque pani, due pesci che cosa sono? Nelle mani di Gesù sono tanto; la nostra pochezza e la nostra povertà messe nelle Sue mani ci consentono di fare esperienza dell’abbondanza del dono del Signore.
Ecco l’Eucaristia: Gesù innanzitutto fa sedere la folla in modo ordinato, perché anche il dono richiede attenzione, armonia, relazione pacifica e fraterna tra le persone; poi prende il poco che i discepoli hanno raccolto e loda, benedice, ringrazia il Padre. Appunto, è l’Eucarestia che nasce da questo ringraziamento continuo nei confronti di Dio che è sempre accanto a noi e benedice, restituisce, moltiplica. Sì, un dono abbondante. Gesù rende grazie, prende questi pani e li distribuisce dopo averli spezzati: il gesto è squisitamente eucaristico, attraverso lo spezzare il pane; sulla condivisione di quanto abbiamo anche se insufficiente scende la benedizione del Signore. È Gesù che dona così Se Stesso e il cibo che noi mangiamo nell’Eucaristia, il Suo corpo spezzato per la nostra vita diventa non solo un dono da condividere ma uno stile di vita nuova, una scelta quotidiana da fare: prendiamo anche noi il poco che abbiamo e mentre ringraziamo il Padre spezziamolo per condividere con tutti con coraggio e nella gioia dei figli”.