Mons. Alfano: Scopre i poveri Zaccheo…

Domenica 30 ottobre – XXXI Domenica del Tempo Ordinario – ci presenta un passo del Vangelo di Luca
  
In quel tempo, Gesù entrò nella città di Gèrico e la stava attraversando, quand’ecco un uomo, di nome Zacchèo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomòro, perché doveva passare di là.
Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zacchèo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È entrato in casa di un peccatore!».
Ma Zacchèo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto».
Gesù gli rispose: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch’egli è figlio di Abramo. Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».
 
 
Su questo passo del Vangelo, ci offre una riflessione, il nostro arcivescovo, mons. Francesco Alfano:
 
Che figura simpatica quella di Zacchèo, uno dei personaggi più noti e caratteristici del Vangelo, una volta ascoltata la sua storia non la si dimentica più.
Sì, una figura simpatica; per la verità Zacchèo deve essere stato antipatico a molti per il suo lavoro, per il rapporto che aveva con la gente. Non era benvisto, mal sopportato, forse addirittura odiato, Pubblicano, Capo dei Pubblicani, quanta gente sarà stata sfruttata da lui. Ma lui stesso che rapporti viveva con la gente? Certo non rapporti di vicinanza, di complicità, di amicizia, solo! Eppure, il Vangelo ce l’ho presenta in questo quadretto di enorme simpatia. Una volta incontrato lo si porta con sé! Perché? Zacchèo vuole incontrare Gesù, ma per la verità non lo vuole nemmeno incontrare, gli basta vederlo. Lui, non incontra più le persone, le sfrutta, le vede per quello che gli possono servire, ma di Gesù non può fare a meno.
Avrà sentito, forse, parlare di Lui, sarà rimasto incuriosito, qualche parola sarà entrata nel suo cuore, non lo sapremo mai. Sappiamo solo che questa decisione da lui presa intimamente con forza di vederlo, lo porta a fare un’esperienza che gli cambia la vita. Si, simpatico Zacchèo che odiato, non trova posto tra la gente, la folla. Deve nascondersi, sale, come un piccolo animaletto, su questo sicomòro, si nasconde lì per vedere passare Gesù.
Il quale si ferma; lo guarda; lo chiama per nome; gli chiede di scendere. Tutti elementi imprevisti e inaccettabili, mai sarebbero entrati nella sua storia. Eppure, Zacchèo reagisce! Ecco la simpatia, credo che suscita in noi un sentimento di simpatia Zaccheo, perché ci provoca, perché nel suo estremo bisogno; un uomo solo, soddisfatto perché ha raggiunto traguardi alti, ma schiacciato dal peso delle sue scelte, ha il coraggio di reagire, non importa il commento della gente, il sorriso malizioso di tanti, ha incontrato Gesù. Risponde alla sua chiamata. C’è una persona che lo chiama per nome e che chiede di andare a casa sua. L’incontro di Zacchèo con Gesù è un incontro determinante, decisivo. Il Vangelo salta, oltre il commento scandalizzato della gente, salta tutti i passaggi che lo portano a una conversione radicale e così diventa per noi un simbolo, di una vita nuova, che nasce dall’incontro con Gesù.
Scopre i poveri Zacchèo, non le persone da sfruttare. I poveri da servire e da amare e soprattutto riporta nella sua vita, il criterio della giustizia. Restituirà, sì restituirà quanto è dovuto, anzi molto di più, perché la salvezza è entrata anche nella sua casa. Questa è la Misericordia di Dio, che Zacchèo continua richiamare anche noi.