Mons. Alfano: “Seguendo Dio ameremo e saremo amati”

Domenica 14 ottobre ci presenta un passo del vangelo di Marco:

In quel tempo, mentre Gesù andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?». Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: “Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre”».
Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!». Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni.
Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!». I discepoli erano sconcertati dalle sue parole; ma Gesù riprese e disse loro: «Figli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio! È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». Essi, ancora più stupiti, dicevano tra loro: «E chi può essere salvato?». Ma Gesù, guardandoli in faccia, disse: «Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio».
Pietro allora prese a dirgli: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito». Gesù gli rispose: «In verità io vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà».

 

Su questo passo del Vangelo, ci offre una riflessione, il nostro arcivescovo, mons. Francesco Alfano:

Una cosa sola ti manca.

Così Gesù si rivolge a quell’uomo dopo averlo guardato in modo profondo, intenso, dopo avergli fatto sentire tutto l’amore di cui è capace Dio nei confronti delle sue creature. “Ti manca ancora qualcosa” eppure quel signore non lo conosciamo, abbiamo altre notizie di lui se non quelle stesse che lui ci racconta attraverso il vangelo. Lui era andato da Gesù a chiedere qualche cosa di importante – che cosa devo fare per vivere la vita? Per essere come Dio mi vuole. Lui, provocato da Gesù, rimandato dai comandamenti, avrebbe anche potuto dirgli “Signore, io questi comandamenti li ho osservati fin dalla mia giovinezza”. Gesù gli aveva innanzitutto indicato i comandamenti, la seconda tavola della legge rimanda al rapporto con il prossimo. Gesù lo aveva messo per strada e Gesù crede proprio questo. Non si può credere in Dio senza l’amore per l’altro, senza amare come amiamo noi stessi. E quest’uomo, questo giovane che possiamo immaginare anche a noi stessi, avrebbe potuto dire al Signore che ha sempre osservato la legge. Basta osservare la legge? Ti manca ancora qualcosa. Gesù glielo può dire perché lo ama, perché non è un maestro distante da lui, è entrato nel suo cuore e gli apre la prospettiva bella, grande, necessaria per incontrarsi con Dio. Liberati da ciò che hai, vendi ciò che possiedi. Rendi felici gli altri, dai ai poveri quanto ti appartiene e poi abbi l’umiltà e il coraggio di metterti alla mia scuola. Sarai felice e renderai felice anche gli altri. Ma quell’uomo con il volto triste e rabbuiato se ne andò. Non ebbe la forza, il coraggio e forse la libertà di staccarsi dalle cose che aveva. Sgomento, scoraggiamento, potrebbe prendere anche noi come discepoli ma Gesù ricorda che è vero, che è difficile liberarsi e staccarci dalle nostre cose, dai nostri beni piccoli o grandi che siano, materiali o di altra natura. Ciò che agli uomini è impossibile, è possibile a Dio. Questo è un dono di Dio e vivere questo rapporto con Lui ci mette in condizione, lo dirà a Pietro che dice “Noi abbiamo lasciato tutto, ti abbiamo seguito, questo coraggio lo abbiamo avuto, che cosa ne avremo?” Qual è la ricompensa? Ci mette in condizione di sperimentare il centuplo, centro volte tanto in beni, relazioni, in gioia del cuore, in capacità di amare e di essere amati insieme alle prove e alle tribolazioni. Tutto questo in attesa del dono che nessuno ci potrà mai più togliere: la vita eterna in comunione con Dio.