Mons. Alfano: “Siate discepoli che si nutrono dell’amore di Gesù”

Domenica 29 aprile ci presenta un passo del vangelo di Giovanni:
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».
Su questo passo del Vangelo, ci offre una riflessione, il nostro arcivescovo, mons. Francesco Alfano:
Una delle immagini più belle che Gesù ha usato per presentarci il suo rapporto con noi che va ben oltre la morte, è Lui il Risorto che resta con noi, è quella con cui si presenta in questa domenica nel vangelo: Io sono la vite, il padre mio l’agricoltore, voi siete i tralci.
Attinge Gesù alla bibbia dove si parla della vigna, di questo amore di Dio per il suo popolo, amore grande non ricambiato. Ma Gesù nella sua unicità e originalità parla di se, Lui è la vite, Lui l’albero a cui possono attingere tutti i rami, vivere e portare frutto. Si, è il Padre che cura questa vite, è Lui che pota i rami eliminando quelli che oramai sono secchi e tagliando ancora perché i rami buoni portino più frutti. Gesù ci invita con questa immagine ad accogliere la sua presenza non come un’estranea accanto a noi, ma come una presenza profonda. Lui, il vivente, il Risorto, è diventato colui che ci permette di vivere. Quindi di portare frutti come i tralci uniti alla vite. L’immagine è feconda, è bellissima e aspetta di essere da noi non solo accolta, giorno dopo giorno, custodita, approfondita. “Rimanete in me” insiste molto il Signore in questo atteggiamento, si tratta da parte nostra di accogliere il dono della vita, della sua presenza e di custodirla profondamente, di alimentare questa relazione con Lui, ascoltando la sua parole. Chi rimane in me e si lascia guidare dalla mia parola porta molto frutto. Il rimanere in Lui significherà non solo desiderare un rapporto più profondo, non solo sentire la sua presenza, come è bella e significativa. Significherà approfondire questa relazione e vivere nella reciprocità, fare dalla nostra vita non solo un dono con cui rispondere al Signore ma soprattutto un gesto di amore continuo, di comunione profonda. Questa relazione con Lui è veramente capace di portare frutto, frutto abbondante che va ben oltre la nostra immaginazione e la nostra capacità. Si, siamo discepoli che rispondono al Signore così. Si nutrono di Lui, ascoltano la sua parola, rispondono al dono del suo amore e custodiscono la vita nuova dei figli amandosi l’un l’altro e aprendosi a tutti.