Mons. Alfano: solo seguendo Gesù possiamo vivere gioie e dolori con lui e sperimentare la fedeltà al Signore.

Dal vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù, disceso con i Dodici, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidòne.
Ed egli, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva:
«Beati voi, poveri, perché vostro è il regno di Dio.
Beati voi, che ora avete fame, perché sarete saziati.
Beati voi, che ora piangete, perché riderete.
Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti.
Ma guai a voi, ricchi, perché avete già ricevuto la vostra consolazione.
Guai a voi, che ora siete sazi, perché avrete fame.
Guai a voi, che ora ridete, perché sarete nel dolore e piangerete.
Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti».

Su questo passo del Vangelo, ci offre una riflessione, il nostro arcivescovo, mons. Francesco Alfano:

I dodici, i discepoli e tanta gente che è lì per ascoltare il maestro.

Così l’Evangelista Luca ci presenta l’introduzione ci immette in questo straordinario discorso di Gesù: le Beatitudini. Mentre per Matteo la collocazione ideale è il monte, segno della rivelazione, per Luca è la pianura se si monte Gesù si ritira a pregare, in pianura incontro la gente e la proclamazione delle Beatitudini è l’annuncio straordinario della gioia che può sperimentare ogni persona nella misura in cui si apre al dono di Dio.

Beati, beati i poveri, beati voi poveri, beati voi che soffrite, che piangete, che avete fame, beati voi che siete perseguitati, esclusi, rifiutati e un’annuncio sorprendente perché Gesù chiama in  causa le persone nella loro condizione di disagio, di esclusione, di sofferenza lì dove l’ostacolo sembra prevalere sulla possibilità di costruire un cammino bello.

Eppure, la condizione del discepolo è questa, è una condizione di impedimento: fisico, materiale, parla dei poveri Gesù,  parla di coloro che hanno fame o che piangono. È una condizione interiore di persone che si sentono giudicate, incomprese, non valorizzate, ma le beatitudini esprimono la novità di Dio l’invito a rallegrarsi ad essere nella gioia oggi in attesa di questa pienezza della gioia che il Regno di Dio ci consentirà di vivere, nell’incontro con lui, non è una consolazione dinanzi al problema tanto per andare avanti, è uno stato di vita assolutamente nuovo, è la condizione del credente, che scegliendo di stare dalla parte del Signore non si allontana dalle difficoltà, non gli vengono risparmiate le sofferenze, porterà la croce col maestro ma sa di non essere solo.

Ecco perché Luca aggiunge alle beatitudini le minacce, guai i famosi guai: guai a voi ricchi, guai a voi  che ora siete nella gioia piangerete, guai a voi che ora siete sazi avrete fame, guai a voi che siete applauditi da tutti sperimenterete la chiusura l’isolamento, l’esclusione. Non è una minaccia vera e propria, Gesù non minaccio nessuno, è il contrasto tra le beatitudini e i guai per conoscere e capire meglio la condizione riconoscere, successivamente, che solo seguendo Gesù possiamo vivere gioie e dolori con lui e sperimentare la fedeltà al Signore come fedeltà a chi con noi è nella difficoltà, nella povertà sapendo di essere sempre amato da Dio.